Il Tirreno

Vivere con l’incubo amianto. Condannato il Nuovo Pignone

Vivere con l’incubo amianto. Condannato il Nuovo Pignone

Lavoravano a fianco di colleghi uccisi dal mesotelioma e temono di ammalarsi anche loro. Un gruppo di operai ottiene un risarcimento per danno esistenziale

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Da decenni vivono un incubo: quello di ammalarsi di mesotelioma. Hanno visto decine di compagni di lavoro morire, uccisi dalla “mala polvere” delle fibre di amianto; ne hanno visti altri soffrire pene dell’inferno per quel cancro ai polmoni. E sanno che potrebbe toccare anche a loro. Perchè l’asbestosi è crudele e subdola: non solo ti ammazza, ma lo fa dopo anni, decenni. Una vita sconvolta, un’esistenza condizionata da questa ineliminabile e angosciosa incertezza: sono anch’io condannato?

Nasce da qui, da questo turbamento profondo, l’iniziativa legale avviata da un’ottantina di ex dipendenti della Nuovo Pignone. Operai e alcuni impiegati tecnici che nella fabbrica di via Dorsale hanno lavorato tra gli anni Sessanta e la fine degli Ottanta. “Abbiamo subito un attentato al nostro diritto alla salute, un diritto sancito dalla Costituzione. Per questo chiediamo un risarcimento”, hanno detto in sostanza questi ex operai. E il giudice del lavoro Erminia Agostini, ha dato loro ragione.

Condannando Nuovo Pignone al risarcimento di 16.308 euro per ciascun ricorrente. La sentenza della dottoressa Agostini riguarda otto lavoratori, tutti assistiti dall’avvocatessa Nicoletta Cervia, ormai da anni in prima linea a difendere i diritti delle famiglie delle vittime dell’asbestosi e di altri malattie provocate da luoghi di lavoro insalubri. Il pronunciamento del giudice potrebbe però fare da apripista alle cause degli altri ex Pignone, cause non ancora arrivate a sentenza e all’esame del giudice Augusto Lama.

L’azienda – così hanno accertato i periti del processo e così si legge nella sentenza – “era consapevole dei rischi fatti correre alle maestranze”, ma Nuovo Pignone “non ha mai informato i lavoratori circa la nocività dell’amianto e non ha adottato le misure idonee a ridurre il rischio”. La decisione del giudice, innovativa, perchè riconosce il diritto a un indennizzo anche a lavoratori che sono stati finora (e per sempre, si spera) risparmiati dagli effetti dell’esposizione all’amianto.Scampati sì, ma con la spada di damocle che continua a pendere sulle loro vite. Quei lavoratori – secondo le motivazioni del giudice Agostini – hanno subito «un’offesa grave e non futile alle loro esistenze, considerato che, data la lunga latenza degli effetti del morbo morbigeno, potrebbero ammalarsi in un tempo più o meno prossimo».

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