Il Tirreno

Malore in mare, muore istruttore di surf

di Cinzia Carpita
Malore in mare, muore istruttore di surf

Trasportato a riva, Andrea La Cava è deceduto tra la disperazione degli amici. Sposato, aveva un figlio di due anni e mezzo

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CARRARA. Tragedia del mare ieri nel tardo pomeriggio a Marina, dove ha perso la vita Andrea La Cava, 38 anni. Un malore improvviso mentre è sulla tavola da surf. «Mi sento male, portatemi a riva», dice ai compagni in acqua. Lo soccorrono subito, chiamano il 118. Ma ogni tentativo di rianimarlo è vano. Carrara in lutto per il sergente Iacoviello, si trova ora a piangere un altro giovane, padre di un bimbo di due anni e mezzo.

La tragedia è avvenuta poco dopo le 18. Andrea la Cava, un fisico atletico di un metro e novanta, modello, animatore nel locale pubblico Matahari, sul viale Colombo, proprio di fronte allo specchio di mare dove stava facendo surf con gli amici di tutti i giorni, pare fosse stato in spiaggia anche al mattino, poi un pranzo con la moglie Arianna Kovach (che lavora alla Spezia come psicologa) e i genitori giunti da Empoli, Giuliana e Antonio.

Una domenica con la famiglia tutta riunita. Poi nel pomeriggio si dividono: Arianna saluta il marito e torna nella loro casa di Marinella, i genitori di lui si avviano verso Empoli, senza immaginare che di lì a poco una telefonata li avrebbe gettati nell’angoscia facendoli tornare di corsa in dietro, a Marina. E da Marinella è accorsa anche la moglie Arianna. La famiglia si è ritrovata nuovamente riunità lì, ma Andrea non poteva più salutarli, nè abbracciarli.

Ormai la tragedia si era consumata, in poco tempo, per lo sconforto dei surfisti che sono stati colti dalla disperazione quando hanno capito che per Andrea non c’era più nulla da fare. «Io ero in spiaggia, lo hanno portato a riva, gli abbiamo prestato i primi soccorsi, abbiamo chiamato il 118, che è stato tempestivo». Ma ogni tentativo di rianimare il giovane è stato vano.

Allarga le braccia sopraffatto dal dolore: «Ci è morto fra le braccia... Per me era come un fratello di mare. La sua passione l’ha vissuta fino in fondo» dice con gli occhi pieni di lacrime Ernesto Bottici, presidente del gruppo surfistico di Marina di cui Andrea era istruttore: attorno a lui ci sono gli sportivi che coltivano da anni questa passione. Non sanno capacitarsi di quanto è accaduto. Non hanno voglia di parlare di quei momenti che hanno segnato il destino di Andrea, momenti che continueranno per chissà quanto a martellare le loro menti.

Sul posto oltre all’ambulanza del 118, sono intervenuti gli agenti di polizia del commissariato, i vigili urbani.

Sul marciapiede, di fronte al Barumba Beach, si forma una piccola folla. Ci sono gli amici di Andrea, ammutoliti. E, sbigottiti, i familiari.

Poche ore prima Andrea era con loro, allegro come sempre. Piangono, la moglie e la mamma. Ricevono conforto, mentre il mare ondoso, che fa gola ai surfisti, questa volta appare troppo cupo, mentre calano le ombre del tramonto.

Quando arriva il nulla osta del magistrato Alberto Dello Iacono titolare dell’inchiesta aperta per fare luce sulle cause del decesso (è stato incaricato il medico legale dottor Maurizio Ratti che oggi effettuerà un primo esame), la salma viene trasportata all’obitorio, lontano da quel tratto di mare dove rimangono a piangere ed a pregare gli amici.

«Lo conosco, era mio cliente al bagno Lunezia – dice Pietro Giorgeri affranto – Mi trovavo nello stabilimento balneare quando mi hanno detto cosa era accaduto».

Andrea La Cava lo scorso anno, dicono alcuni conoscenti, lavorava alla spiaggia libera del Brugiano a Massa, ed è conosciuto per la sua attività di modello per la stilista Patrizia Pepe. Collaborava nel locale bar focacceria Matahari di Marina, dove ieri, la notizia della tragedia è piombata come un ciclone devastante. Quel ragazzone così pieno di vita, allegro, non lo vedranno più entrare dalla porta del locale, a portare le sue idee per nuove feste.

Su una parete del locale, c’è un volantino con su scritto “We love surf” e sotto c’è scritto l’annuncio di una serata di musica live sulla terrazza del Matahari per venerdì 24 maggio. «E’ stato l’ultimo volantino che ha affisso», dicono nel bar. «Stamattina ho servito il cappuccino ad Andrea. Era un ragazzo sempre sorridente, educato, unico. Era come un raggio di sole. Amava Marina».

Sì, raccontano che amava così tanto Marina da desiderare di trovare casa qui, sul lungomare, a due passi dalla spiaggia che per lui era una meta indispensabile come l’aria, tanta era la sua passione per il surf: una disciplina sportiva di cui era anche diventato istruttore.

Ma ieri è stato per lui l’ultimo giorno di divertimento fra le onde. Era entrato in acqua da poco, raccontano gli amici, quando si è sentito male.

Sul luogo della tragedia si è recato il sindaco Angelo Zubbani, assieme al presidente del consiglio comunale Luca Ragoni. Hanno raccolto informazioni sull’accaduto, in un clima di grande angoscia e sconforto.

Il pianto si aggiunge al pianto. Perché due gravi lutti ora schiacciano Carrara in questi giorni: due giovani, con storie diverse, legati alla nostra città per motivi diversi, in circostanze diverse hanno perso la vita, uno sul lavoro a Genova (Gianni Iacoviello) e l’altro (Andrea La Cava) mentre praticava il suo sport preferito a Marina. Li accomuna il fatto che avevano la vita davanti a loro, amori, passioni. Ieri, fra i commenti della gente che quardava un’altra famiglia straziata, uno era ricorrente: “Basta con le tragedie”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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