Il Tirreno

Gianni fra le braccia della mamma

di Cinzia Carpita
Gianni fra le braccia della mamma

La mani protettive della donna sulla bara del figlio nella camera ardente in Comune. Domani funerali in Duomo

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CARRARA. In un silenzio glaciale, da indurre anche a trattenere il respiro, alle 15,30 arriva davanti al municipio il feretro di Gianni Iacoviello, scortato dagli uomini della Capitaneria di porto. Le auto dei familiari, le autorità schierate ad accogliere il sergente della Capitaneria di porto di genova, ultima delle nove vittime recuperate dopo il crollo della torre piloti colpita dalla nave Jolly Nero nel porto genovese la notte del 7 marzo scorso. Dieci giorni di ricerche, incessanti, testarde, professionali. Palombari e sommozzatori lo avevano promesso alla famiglia: «Ve lo riporteremo» e sono stati di parola.

Mentre il feretro sale le scale del Comune, portato a spalla dagli uomini della Capitaneria di Marina, al comando di Maurizio Paganini, una piccola folla è il primo segnale della città, il primo abbraccio a Gianni. Le autorità si mescolano ai semplici cittadini: il sindaco Zubbani, il prefetto Merendino, assessori, consiglieri comunali, e gente venuta da Codena, da Bergiola, dal centro cittadino.

Tutti ammutoliti nel vedere mamma Maria Stella che, protettiva, abbraccia la bara, si appoggia con la testa su quel legno che la divide, ma solo fisicamente, dal suo Gianni. E’ come se lo cullasse. Reclina il capo e piange sommessamente. E nella sala del consiglio comunale, scenario di tante scaramucce politiche, viene da pensare alla scala dei valori umani.Una sala piena di fiori, rose rosse e bianche, margherite, petali colorati che fanno compagnia al tricolore steso sulla bara, dove c’è una foto di Gianni Iacoviello, un’altra è lì vicino posta su un cavalletto.

I primi momenti dell’apertura della camera ardente sono i peggiori, in quel silenzio straziante che nessuno osa interrompere. Papà Flavio non parla, impietrito dal dolore. La moglie ha il viso tanto stanco. Come quello di Stefania, la compagna del sergente, (avrebbero dovuto sposarsi in settembre), che si siede in mezzo a loro. Sua padre, Pietro Antonio Cimino, si fa forza per lei così bella a triste, per i genitori e le sorelle del sottufficiale. Carrara partecipa rispettosamente a questo immenso dolore. Il sindaco Angelo Zubbani d’accordo con la presidenza del consiglio comunale, ha proclamato il lutto cittadino per domani, giorno dei funerali che si svolgeranno alle ore 16 nel Duomo cittadino (la previsione di una forte partecipazione della cittadinanza e dei conseguenti problemi di viabilità, ha indotto le autorità, in accordo con la famiglia Iacoviello, a spostare i funerali da Bergiola al centro cittadino). Domani bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici comunali, una delegazione comunale con il gonfalone parteciperà ai funerali, durante i quali il sindaco invita gli esercenti dei negozi aperti, ad abbassare le saracinesche. I dipendenti comunali osserveranno un minuto di silenzio.

«Una tragedia enorme, quella accaduta a Genova, che colpisce direttamente anche Carrara», ha detto ieri il sindaco, spiegando il motivo del lutto cittadino. La camera ardente sarà aperta anche oggi dalle 8 alle 20,30 circa, e domani finchè il feretro non sarà portato nel Duomo per l’ultimo saluto al sergente: saranno presenti, ha detto il comandante Paganini, i massimi vertici delle Capitanerie di porto. Sarà presente anche il prefetto, che ieri ha espresso parole di affetto per la famiglia Iacoviello: «Come uomo e come padre comprendo il loro stato d’animo. Non so se possa esistere un senso di rassegnazione quando si perde un figlio. Sono vicino anche agli uomini della Capitaneria. Il presidente Napolitano rinnova le sue condoglianze alla famiglia». Nella camera ardente la presenza istituzionale sarà costante: di giorno il picchetto della Capitaneria di porto e di notte quello della polizia municipale. Proprio nessuno, lascerà Gianni da solo: neppure per un istante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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