Sicurezza
Allarme strozzini per i giocatori malati di macchinette
La carovana antimafia all’Ogap riflette sulle polidipendenze «E attenzione, l’economia occulta in provincia c’è, eccome»
CARRARA. Sono 11 le proprietà confiscate alla mafia in provincia di Massa-Carrara, ricordate nell'opuscolo diffuso dalla Carovana Antimafie. 3 aziende, 2 locali, 1 terreno e 5 abitazioni sottratti dalla polizia e dalla magistratura ad Aulla, Licciana Nardi e Massa a componenti mafiose o a prestanome del territorio.
«Purtroppo, l'infiltrazione mafiosa in Toscana, ma anche in provincia, è una realtà - ha spiegato il coordinatore regionale della Carovana Antimafie, Maurizio Pascucci - e come minaccia deve essere affrontata con la massima serietà». E ha aggiunto: «Non stiamo parlando certo di un'emergenza o dell'esistenza di un'economia alternativa, ma la presenza economica "occulta" è sempre più inquietante». Tanto più che non tutti sembrerebbero porvi l'attenzione necessaria.
Secondo il consigliere del Movimento 5 Stelle di Carrara, Federico Bonni, la proposta dei grillini di associarsi ad Avviso Pubblico (Associazione di enti locali e regionali per la formazione civile contro le mafie) sarebbe caduta nel dimenticatoio fra l'indifferenza del Consiglio Comunale. «Abbiamo presentato la proposta ad ottobre 2012 e poi nel gennaio 2013, anche in commissione Affari Istituzionali, scontrandoci con una ritrosia, motivata da ragioni di scetticismo e d'indifferenza, sull'idea».
Al malaffare sociale spesso si accompagna poi lo sfruttamento della difficile condizione presente, approfittando delle difficoltà delle persone. Poco noto, ma pericoloso, è il legame sempre più stretto che starebbe maturando fra associazioni mafiose e gioco d'azzardo patologico, fra criminalità organizzata e ludopatia. «Oltre al riciclaggio di denaro sporco», ha spiegato Pascucci, «gli interessi mafiosi sulle slot-machines vertono proprio sull'usura, raggirando persone in difficoltà od in condizioni di disagio». Proprio con l'intento di denunciare questo rapporto, la Carovana Antimafia ha fatto tappa ieri mattina alla sede dell'Ogap (Operatori Gruppi Polidipendenze) in via Carriona 230. Da due anni, l'organizzazione di volontari si dedica a combattere il fenomeno del gioco incontrollato e "malato", specialmente delle slot machines, causa, non di rado, della rovina di intere famiglie. «Con la crisi economica, il problema anche qui in provincia si è aggravato - ha spiegato la presidente Maria Paola Freschi - con persone incapaci di uscire dal vortice di questa dipendenza, nella quale perdono ogni misura del tempo e dei soldi spesi».
Nel corso del 2012, l'assistenza, in cooperazione con il SerT, è stata fornita a circa 30 persone, di cui 21 hanno accettato il percorso di riabilitazione della durata di 18 mesi. «Oltre alla consulenza dell'equipe professionale del Servizio per la Tossicodipendenza, la collaborazione di psicologi e medici mira a "trattare" tutto il contesto familiare, risolvendo situazioni di disagio, estese spesso non solo al giocatore e non motivate esclusivamente da ragioni economiche».
Non esiste un profilo medio del "giocatore patologico", in quanto la ludopatia spazia in tutto lo spettro sociale, anagrafico e di genere. «Sebbene siano perlopiù persone di provenienza medio-bassa ed uomini e donne attorno alla sessantina, non sono mancati casi di persone benestanti e di giovanissimi, fino ad un ragazzo di 19 anni della zona»". Molto preoccupante è, infine, la rapidità con cui queste persone "malate" finiscono poi nelle mani degli usurai. «Anche nel contesto locale, si aggirano per gli spazi dediti al gioco, figure di strozzini pronte a fornire un piccolo aiuto ai giocatori incalliti». Si comincia con un piccolo prestito (quasi un regalo) di pochi euro, per poi arrivare (ed in maniera inconsapevole per il ludopatico) a cifre via via più consistenti, con interessi da strozzinaggio. Tanto più preoccupante, l'assenza di precise normative in materia per la prevenzione e la cura della malattia d'azzardo. «A fronte di un riconoscimento ufficiale della ludopatia come malattia, non esistono fondi per lo studio e la trattazione della stessa - ha aggiunto la Freschi - in un meccanismo paradossale, per la quale lo stato guadagna, la gente si ammala e non riceve aiuti adeguati».
La mancanza di attenzione a certi temi si avvertirebbe anche nel contesto locale, dove le politiche di tutela e d'informazione in materia di ludopatia andrebbero definite e riaggiornate.
Per il momento - è stato sottolineato - è possibile influire solo sulle giovani generazioni, con un progetto scolastico, negli istituti superiori, per la ricerca sulle problematiche patologiche e sui beni confiscati alla mafia nel territorio.
Luca Menconi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google