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«Il Comune poteva negare la concessione di cava»

MASSA. Il Comune poteva negare l’autorizzazione alla coltivazione di cava del Padulello. E’ quanto emerge da un intervento del Parco, per bocca del presidente Alberto Putamorsi e del responsabile...

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MASSA. Il Comune poteva negare l’autorizzazione alla coltivazione di cava del Padulello. E’ quanto emerge da un intervento del Parco, per bocca del presidente Alberto Putamorsi e del responsabile tecnico Raffaello Puccini a margine del botta e risposta tra le Associazioni ambientaliste e l’Associazione 28 Aprile. Spiega il Parco che nell'ambito di un iter piuttosto complesso che fa riferimento a diverse leggi nazionali e regionali «si può affermare che il Parco Regionale delle Alpi Apuane ed il Comune, sono chiamati a gestire le due fasi principali di cui si compone l'intero procedimento.

In prima battuta il Parco rilascia la pronuncia di compatibilità ambientale ai sensi della legge regionale sulla valutazione di impatto ambientale (L.R. n. 10/2010) e, tramite una conferenza di servizi, assicura l'acquisizione di tutte le altre autorizzazioni ambientali di competenza della Soprintendenza, del Comune (autorizzazione paesaggistica), della Provincia, dell'A.R.P.A.T. e della A.U.S.L.: autorizzazioni ambientali che sono necessarie ma non sufficienti a consentire il definitivo esercizio della attività estrattiva.

Il Comune, una volta acquisite dal Parco tali autorizzazioni, in virtù della legge regionale in materia di cave e torbiere (L.R. n. 78/1998), gestisce una seconda fase in cui vengono valutati tutti gli aspetti "non ambientali" legati alla attività estrattiva e viene emessa la definitiva autorizzazione.

Il Comune ha un ruolo tutt'altro che secondario e subordinato, essendo il soggetto che partecipa alla prima fase per lo specifico aspetto della autorizzazione paesaggistica per poi assumere la piena regia della seconda fase in cui, in virtù di valutazioni e ragioni diverse ed indipendenti rispetto a quelle presenti nella prima fase, emette la definitiva autorizzazione.

Nel principio legislativo secondo cui la pronuncia di compatibilità ambientale del Parco è un atto preventivo, necessario ma assolutamente non sufficiente all'esercizio della attività estrattiva, sta tutta l'autonomia delle diverse amministrazioni che partecipano all'iter autorizzativo. Se è vero che una pronuncia ambientale negativa blocca la prosecuzione del procedimento è altrettanto vero che una pronuncia ambientale positiva non necessariamente presuppone una autorizzazione comunale altrettanto positiva, essendo questa emessa sulla base di altre ragioni e altre valutazioni - si insiste -La presenza sul territorio di pubbliche amministrazioni con compiti di tutela e di controllo diversi, che si confrontano e talvolta si sovrappongono, deve essere di stimolo per individuare e condividere con chiarezza il ruolo, la competenza e l'indipendenza di ogni singola amministrazione. Solo in questo modo è possibile collaborare ad una corretta e proficua azione di governo del territorio».

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