La manifestazione
A processo per l’omicidio della madre
Madre e figlio volarono dal balcone di casa: lui ora è accusato di averla uccisa. Le sorelle parti civili: vogliamo la verità
CARRARA. Un dramma familiare, che si è consumato il 2 luglio dello scorso anno in un’abitazione di viale Zaccagna a Marina, a due passi dal mare. Ieri si è aperto il processo a carico di Ioselito Marchini, sul banco degli imputati per omicidio volontario: secondo l’accusa sarebbe stato lui a uccidere, gettandola dal balcone di casa la madre, Armandina Giannarelli di 81 anni.
La vicenda risale al luglio scorso. Madre e figlio volarono dal terrazzo di casa. L’anziana morì sul colpo, riversa nel cortile. Dopo un volo di cinque metri. Insieme a lei si era lanciato anche il figlio Ioselito Marchini, 50 anni che riportò gravi ferite. Secondo l’accusa sarebbe stato proprio lui a gettare dal terrazzo la madre: Ioselito Marchini, dopo un lungo ricovero in ospedale a seguito delle ferite riportate dal tragico salto nel vuoto, ora è sotto accusa - davanti al giudice Ermanno De Mattia, per omicidio volontario della madre ed è difeso dal legale Stefano Rossi. Le due sorelle, Stefania e Manuela, si sono costituite parte civile e sono assistite dall’avvocato Alessio Menconi.
La vicenda. Madre e figlio vivevano in un complesso di condomini, la residenza Milena, a Marina, nei pressi dell'area retroportuale.
Ioselito Marchini, 50 anni, un passato da marmista e un presente di lavoretti saltuari, nei traslochi e nella pulizia delle cantine, era precipitato dal balcone, insieme alla madre, Armandina Giannarelli che, nella caduta aveva trovato la morte. Dalle prime ricostruzioni si era subito fatta strada l’ipotesi di un omicidio suicidio: il figlio, forse preoccupato dall’aggravarsi delle condizioni di salute della madre, malata di Alzheimer, che accudiva da anni, già da prima che, tre anni fa, morisse il padre, avrebbe compiuto un gesto estremo. Decidendo di mettere fine, ancora una volta insieme, e per sempre alle loro vite. Con un volo di cinque metri, nel cortile di casa. Adesso Ioselito deve difendersi dall’accusa più tremenda: quella di aver ucciso la madre.
Il processo. Il giudice De Mattia ha ammesso la richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa. L’udienza è stata quindi rinviata al prossimo giovedì. L’abbreviato però non è stato condizionato a una nuova perizia psichiatrica sull’imputato: per il giudice è sufficiente, infatti, la relazione effettuata del consulente tecnico della Procura.
La difesa. «Io non ho ucciso mia madre». È questo che continua a ripetere Ioselito, anche ieri presente in tribunale a Massa, a fianco del suo legale.
Ed è proprio l’avvocato Stefano Rossi a parlare dello stato di prostrazione del suo assistito: «Ha sempre sostenuto di non aver buttato la madre dal balcone. Ed è quanto continua a sostenere». Ad avvalorare la tesi difensiva e l’innocenza proclamato dal figlio della 81enne deceduta, ci sarebbe anche una relazione tecnica, affidata ad un consulente di parte che, sulla base della ricostruzione di quanto avvenuto il 2 luglio dello scorso anno, e in particolare dalla disposizione dei copri sul cortile, dimostrerebbe che l’anziana non sia stata gettata dal terrazzo.
Le parti civili. «Le sorelle di Ioselito vogliono solo sapere cosa è successo alla loro madre. Non puntano il dito, non hanno preconcetti di alcun tipo. Vogliono solo che emerga la verità».
È questa la posizione delle parti civili, espressa dal legale che le assiste, Alessio Menconi.
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