Il Tirreno

Risarcimenti, boom di richieste all’Inail

Risarcimenti, boom di richieste all’Inail

Cambia la normativa: le domande aumentano del 34%. Indennizzo anche a chi raccoglie fiori e alle cassiere

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MASSA. Sarà che la crisi si fa sentire e qualche soldo in più non guasta, sarà che i lavoratori hanno acquisito maggiore consapevolezza, fatto sta che sempre più persone bussano alle porte dell’Inail. Con una speranza: portare a casa un risarcimento. Accusano disturbi e ritengono - certificazione medica alla mano - che la patologia sia direttamente riconducibile al lavoro che svolgono. Nel 2011, rispetto all’anno precedente, le richieste hanno registrato un incremento del 34%. I dati relativi al 2012 saranno pubblicati a breve, ma pare confermino il trend. Più domande anche perchè il percorso per chiedere il risarcimento si è semplificato.
Nuove patologie in tabella.

La svolta è arrivata nel 2008 quando l’Inail (istituto nazionale infortuni sul lavoro) ha “tabellato”le malattie osteo-articolari, muscolo-scheletriche e tendinee. Detto in soldoni, in caso di mal di schiena, disturbi al tunnel carpale, problemi al ginocchio chiedere il risarcimento - ottenerlo è altra storia - è più agevole: le patologie tabellate, infatti, si presumono riconducibili al lavoro svolto, il compito di dimostrare il contrario spetta, eventualmente, all’Inail. Ecco allora che all’istituto infortuni arrivano un bel po’ di domande di risarcimento per le malattie professionali: 391 nel 2011, 100 in meno nel 2010. Di quelle 391 pratiche, 117 sono per problemi ai dischi intervertebrali (le famose ernie), 68 per tendiniti.

Storie di lavoratori. Emanuele Bertocchi, del patronato Epaca (legato a Coldiretti), di richieste per i risarcimenti ne ha preparate parecchie. Così ricorda bene la signora con un forte disturbo al polso che ha ottenuto 6mila euro. Per anni ha passato ore a raccogliere basilico. Certo, anche la sua schiena ha accusato parecchio, ma i dolori peggiori erano proprio al braccio. Colpa del tunnel carpale messo a dura prova dalla ripetitività dei movimento. Risarcimento della stessa entità per il dipendente di un’azienda agricola: guidava il trattore e dopo anni le vibrazioni del mezzo hanno segnato la sua schiena. Problemi al tunnel carpale anche per le cassiere e per chi ha a che fare tutto il giorno con la tastiera. Insomma, patologie professionali anche per chi lavora in ufficio. Certo, non è quello dei servizi il settore in cui le richieste di risarcimento sono maggiori. Sulle 391 domande, ben 333 riguardano impiegati nell’ industria, 53 lavoratori agricoli, 5 dipendenti statali. Ancora un esempio: chi usa martelli pneumatici e motoseghe o, comunque, qualsiasi oggetto vibrante può ritrovarsi con una sensibilità ridotta alle mani. Poi ci sono - e questo è un’altro capitolo le malattie professionali più gravi, prima fra tutte quelle legate all’esposizione ad amianto. Per quelle i punti di invalidità superano spesso quota 16% e scatta la rendita.
Come funziona il risarcimento. Carmine Cervo è il direttore dell’Inail per Massa-Carrara, Lunigiana, Lucca e Viareggio. È lui a spiegare, affiancato da Annalisa Piazzi, responsabile della sede apuana, che non sempre ad una domanda fa seguito il riconoscimento del danno biologico. Il percorso parte spesso da un patronato: il lavoratore viene visitato e, se il medico ritiene che esista una relazione tra professione e patologia, presenta una denuncia all’Inail. L’istituto, quindi, fa visitare il lavoratore e in caso di parere contrario, scatta la collegiale: i medici si incontrano per una anamnesi condivisa. Per ottenere un rimborso devono essere riconosciuti 6 punti, oltre i 15 scatta il diritto alla rendita, una “pensione” in dodici mensilità, più o meno corposa - in base al danno riportato e allo stipendio percepito. Un percorso ben definito, quindi, che non sempre, però, conduce all’indennizzo: «Indicativamente - precisa Carmine Cervo - il 50% delle richieste viene accolta. La percentuale si alza per malattie più gravi, come quelle da esposizione da amianto». Quelle in cui purtroppo la patologia è più facilmente - e drammaticamente - ricollegabile al lavoro.

Chiara Sillicani

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