Il Tirreno

Villafranca con Bagnone, la Regione dà l’ok

Approvata da Firenze la proposta di legge sulla fusione tra i due Comuni. A settembre il referendum

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VILLAFRANCA. Si allunga la lista dei Comuni toscani che scelgono e chiedono di fondersi.

Ieri mattina la giunta regionale ha approvato la proposta di legge, presentata dall’assessore Bugli, che dà il via libera al “matrimonio” tra Villafranca e Bagnone.

La proposta di legge dovrà ora essere discussa dal consiglio regionale, che fisserà anche la data del referendum consultivo, forse a settembre, a cui saranno chiamati i cittadini dei due Comuni lunigianesi.

Una scelta, quella di mettersi insieme, per contare di più e gestire meglio alcuni servizi. Una paio di settimane fa la giunta aveva detto sì a Crespina e Lorenza in provincia di Pisa. Anche a Scarperia e San Piero a Sieve nel Mugello, a Campiglia Marittima e Suvereto in provincia di Livorno e a Casciana Terme e Lari, di nuovo in provincia di Pisa, attendono che il consiglio regionale discuta la proposta di legge approvata dalla giunta e fissi la data del referendum. Per la montagna pistoiese, ovvero i Comuni di San Marcello, Abetone, Piteglio e Cutigliano, e la Valbisenzio a Prato ci sono invece due iniziative portate avanti direttamente da alcuni consiglieri regionali. Il 16 giugno saranno chiamati alle urne i cittadini di Castel San Niccolò e Montemignaio in provincia di Arezzo.

Referendum con esito positivo si sono già svolti ad aprile a Figline e Incisa Valdarno in provincia di Firenze (100 chilometri quadrati e 24mila abitanti), a Fabbriche di Vallico e Vergemoli (75 kmq e 961 abitanti) in provincia di Lucca e a Castelfranco di Sopra e Pian di Scò in provincia di Arezzo (56 kmq per circa diecimila abitanti).

I vantaggi sul bilancio. Ogni Comune che si fonde può contare oggi in Toscana su 250mila euro l’anno di maggiori contributi regionali, per cinque anni, fino a un massimo di un milione di euro per fusione. A questi si aggiungono i finanziamenti dello Stato, che variano a seconda della popolazione e sono il 20 per cento, per dieci anni, dei trasferimenti erariali che gli stessi Comuni potevano vantare nel 2010. I Comuni che si fondono sono anche esentati per 3 anni dal rispetto del tetto del patto di stabilità e in questo modo possono far ripartire gli investimenti.

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