Sicurezza
Castelnuovo, delitto senza colpevoli
Due mesi fa la barbara uccisione della 77enne Marisa Morchi trovata massacrata nella sua casa dalla figlia Marina
CASTELNUOVO MAGRA. Esattamente due mesi fa, giovedì 14 marzo, la 77enne Marisa Morchi venne massacrata all’interno della propria abitazione di via Palvotrisia: a trovarla, ormai priva di vita e riversa in una pozza di sangue, la figlia Marina che, dopo averla attesa invano per consumare assieme il pranzo, decise di recarsi nella casa dove la donna viveva sola.
Due mesi e, almeno apparentemente, nessun nome è stato scritto nella lista dei sospettati. I carabinieri, coadiuvati dai colleghi del Ris, hanno passato al setaccio l’appartamento e la vita dell’anziana, senza però trovare chi (o coloro) potrebbe essere messo in relazione con l’efferato crimine che ha sconvolto la Val di Magra.
«Non so capacitarmi - dice sconsolata Marina Palma, figlia di Marisa - dato che nessuno parla o mi fornisce indicazioni di sorta. So bene che le indagini stanno procedendo e, in questo senso, ho tanta fiducia, però se qualcuno mi tenesse un po’ informata, forse starei meglio. Ho ripreso il lavoro solo per cercare un po’ di sollievo ma, qualsiasi cosa faccia o dovunque vada, il pensiero va sempre lì, a quel tragico giovedì quando trovai la mamma morta ammazzata, perdipiù in maNIERA così orribile. Ho chiesto al legale di famiglia, avvocato Tommaso Trapasso, di chiedere al magistrato che si occupa del caso di dirmi, nei limiti nel possibile, cosa sta avvenendo, dato che sembra che tutti si siano dimenticati di me. Spero di avere qualche notizia che mi dia un po’ di quel sollievo che cerco invavo ormai da due mesi».
Marisa Morchi venne uccisa nella tarda mattinata del 14 marzo scorso, mentre si trovava nella casetta a pianterreno in via Palvotrisia, una strada molto frequentata e costellata di villette e condomini. Nessuno pare si sia accorto di nulla, malgrado l’ora. Forse vennero udite delle urla, ma il fatto non è mai stato confermato appieno. I vicini di casa riferirono di averla vista trafficare, come sua abitudine, nell’orticello di casa, prima dell’ora di pranzo. Poi la donna avrebbe dovuto recarsi dalla figlia, che abita poco distante, per pranzare assieme.
Una mattinata come tante altre, priva di problemi, prima di trascorrere un po’ di tempo con l’amata figlia Marina, al suo ritorno dall’ufficio anagrafe dove lavora da circa tre anni dopo aver lasciata la divisa della polizia municipale di Castelnuovo.
Ma qualcuno era in agguato e la povera anziana non è uscita viva da quella casetta che tanto amava e curava, da allora rimasta con i sigilli di sequestro posti dai carabinieri.
«Cerco di passare il meno possibile da via Palvotrisia - conclude Marisa Palma - e continuerò a farlo finchè quei sigilli che mi ricordano l’assassinio ancora impunito di mia madre non verrà scoperto».
Fabrizio Palagi
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