Il Tirreno

«Ora la mamma teme di non rivederlo più»

di Cinzia Carpita
«Ora la mamma teme di non rivederlo più»

La madre di Gianni Iacoviello confida la sua paura al padre della fidanzata dopo le lunghe ore in cui le ricerche erano ancora senza esito

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CARRARA. Un’altra giornata di attesa, ieri, per la famiglia di Gianni Iacoviello, il sergente della Capitaneria di porto, che fino a ieri pomeriggio mancava ancora all’appello nella lista delle persone ritrovate sotto le macerie della torre abbattuta dalla nave Jolly Nero nel porto di Genova.

Mentre si apriva la camera erdente, in un garage della Capitaneria di porto, dove hanno avuto accesso solo i familiari delle otto vittime recuperate dopo il disastro, i familiari del sergente carrarese, continuavano ad aspettare notizie dal luogo dove i palombari e le altre squadre al lavoro, stavano cercando il sottufficiale. Una ricerca non facile, fra le macerie della torre, fra i pezzi di cemento finiti sott’acqua, un’acqua divenuta meno limpida proprio a causa del crollo. Ma gli uomini del mare non hanno mai smesso, giorno e notte, di cercare il sergente che martedì scorso, di notte, aveva cominciato il suo turno nella centrale operativa della torre, appena tornato dalle ferie. I familiari di Iacoviello, mamma Stella e papà Flavio, le sorelle Sonia e Simona con i loro compagni e i suoceri Giancarlo e Agnese Dell’Amico, la fidanzata del sergente Stefania Cimino e il padre di lei Pietro Antonio, hanno vissuto con grande ansia, al porto di Genova, l’evolversi delle operazioni di ricerca. Hanno sperato, facendosi forza a vicenda. Una prova difficilissima, scandita da albe e tramonti, da notti insonni a chiedersi quando avrebbero potuto rivedere Gianni.

Ieri pomeriggio, ancora nessuna novità. Giancarlo Dell’Amico, suocero delle sorelle del sergente, si è recato alla camera ardente, per essere vicino ai congiunti delle otto vittime, i cui corpi erano stati recuperati nei giorni scorsi. L’ultimo recupero in ordine di tempo è stato quello del maresciallo Francesco Cetrola: lo hanno trovato venerdì sera. Per i suoi familiari l’attesa si era conclusa: hanno potuto smettere di guardare il mare chiedendosi se lo avrebbe mai restituito. Il maresciallo è andato ad aggiungersi alla lista ufficiale delle vittime.

Ma venerdì notte un’altra famiglia, quella di Carrara, ha continuato a guardare con angoscia il mare. Anche ieri. Quanto deve essere stato peso il trascorrere dei giorni dalla notte di martedì 7 maggio. Le famiglie Iacoviello e Cimino hanno continuato a sperare in un miracolo, facendosi coraggio a vicenda.

Oggi l'ingresso della camera ardente sarà aperto alla cittadinanza. Nella camera ardente sono arrivate corone di fiori inviate dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dal presidente del Consiglio, Enrico Letta e dal ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi. Ma anche mazzi di fiori che tanta gente ha voluto far pervenire, per far sentire a tutte la famiglie colpite dalla tragedia, un grande abbraccio.

Pietro Antonio Cimino, in questi giorni non ha fatto altro che fare la spola fra il luogo di accoglienza allestito dalla Capitaneria per i familiari degli uomini che erano dentro la torre crollata, e il luogo del crollo.

Ore 18,50. «Stanno ancora scavando, – dice Cimino – sono arrivati quasi sul fondo, a pochi metri, nell’unico posto ancora rimasto da esplorare. Dio non voglia che la corrente l’abbia trascinato via. Stamani è stato spostato il basamento della struttura metallica che era molto pesante, ora stanno togliendo pezzi più piccoli di macerie, i palombari vanno a tastoni, l’acqua è torbida, speriamo che stasera trovino Gianni. Nella camera ardente hanno allestito uno stallo vuoto, vicino alle 8 bare. I genitori di Gianni sono distrutti, la mamma vuole rivederlo, ma continua anche a dire che teme di non poterlo rivedere più».

La paura, come spiegava ieri Pietro Cimino mentre ancora le ricerche risultavano senza esito, nasceva dal pensiero che il sergente potesse essere stato sbalzato verso il mare aperto: «Speriamo non sia così; peraltro, i due caduti in mare, sbalzati dalla vetrata della torre, sono stati ripescati praticamente subito dai mezzi di soccorso. Lo specchio di mare interessato dal crollo è ampio come una piscina di 30 metri, ma chiusa solo da tre lati. Speriamo che il suo ritrovamento sia ormai questione di ore. Gianni deve essere ritrovato», lo dice con forza, e, da uomo di mare, conosce bene l’impegno e la determinazione delle squadre di ricerca. «Mio genero è un ragazzo eccezionale, lo rivogliamo con noi».

Cimino è appena uscito dal luogo della camera ardente: «La mamma di Gianni ha voluto andarci per stare con le altre famiglie. Anche mia figlia, per salutare i familiari in lutto dei colleghi di Gianni. Alcuni li conosceva. L’ho accompagnata là», e di più non dice, se non che, da padre, sta sostenendo e infondendo coraggio a Stefania, promessa sposa di Gianni Iacoviello.

Ore 21. Giancarlo Dell’Amico, pensa che gli scavi, accelerati dall’eliminazione della parte più pesante delle macerie, faranno ritrovare Gianni in poche ore. «Speriamo da un momento all’altro. Gianni dev’essere lì. La mamma, si è fatta forza parlando con le altre famiglie. E noi di qui non ci muoviamo». Ieri, quarto giorno dalla tragedia, il dolore ha continuato a unire tutti. Coprendo come una cappa il porto di Genova.

A Santa Croce di Codena, dove abitano i genitori di Gianni Iacoviello, il parroco don Massimo intende sentire la famiglia, se è d’accordo per una veglia di preghiera per Gianni.

Anche a Bergiola, dove vivono le sorelle del sergente, la vicenda di Genova è stata seguita con grande apprensione da martedì scorso. Due paesi sotto choc, che da subito hanno dimostrato, nel silenzio e nelle misurate parole di rispetto, tutta la loro vicinanza per i terribili momenti attraversati dalla famiglia Iacoviello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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