Sicurezza
Quando avvista un corpo il palombaro si ferma
Un’altra notte e una lunga giornata vissute nella città ligure con la speranza che andava sempre più spegnendosi, per i carraresi l’attesa proseguirà
GENOVA. Alle 19 una mano è spuntata da sotto un blocco di cemento. Il palombaro si è fermato per far scendere la melma sul fondale e poi si è avvicinato.
Ha fatto segno agli altri di avvertire che uno dei dispersi era lì. Senza vita. Sul momento non si sa chi è dei due, ma si sa che è l'ottava vittima. Dopo due ore quel corpo era stato scoperto fino al busto, ma per liberarlo del tutto dal peso di quei blocchi ci vorrà diverso tempo. La notizia del ritrovamento ha spento ogni piccola speranza di miracolo. E gli Iacoviello e i Cetrola si sono guardati: sapevano che di chiunque fosse quel corpo, l'altro si sarebbe trovato non molto distante.
Le bare questo pomeriggio nella camera ardente saranno quasi sicuramente nove, come avevano chiesto i familiari ospitati dalla capitaneria. E forse saranno tutte occupate da questi sfortunati lavoratori, in divisa e non, morti nel più assurdo dei modi.
Si sapeva che sarebbe stato soltanto questione di tempo. Ma fa male lo stesso.
Palombari, sommozzatori, sommergibili robot: da tre giorni c'è tutta la tecnologia possibile sul fondale del molo Giano, dove si trovano i due dispersi della tragedia del porto di Genova.
Gianni Iacoviello, sergente della guardia costiera di Carrara di 35 anni, e Francesco Cetrola, maresciallo campano di tre anni più anziano del collega, aspettano di avere la giusta sepoltura. Uno di loro, Francesco Cetrola, è stato individuato, l'altro no.
Il canale di Sampierdarena in quel punto è profondo otto metri, ma il problema è che tutti i detriti della torretta sono finiti lì, uno sopra l'altro. E muoversi tra la melma è estremamente difficile. I soccorritori prima hanno individuato la cabina dell'ascensore che portava agli uffici del sesto piano della zona radar. Hanno provato ad aprirla. Gianni e Francesco non erano lì, neppure nell'ufficio, visto che erano stati gli ultimi a entrare in servizio. Pochi minuti prima del disastro. I parenti hanno sopportato l'interminabile attesa per tutto il pomeriggio.
Una notte difficile. La notte precedente era stata tremenda. Giancarlo Dell'Amico, suocero delle sorelle del sergente, ha preferito passarla a Carrara.
Ieri, verso le 14 è tornato a Genova, dove aveva lasciato i figli. Perché i suoi ragazzi non se la sono sentita di allontanarsi da lì, hanno voluto restare vicini alle sorelle di Gianni, Sara e Simona.
«Le notizie che abbiamo non sono buone, ci hanno detto che tra un po' le condizioni meteo andranno a peggiorare e questo potrebbe rallentare ancora di più le operazioni», ha sospirato l'uomo. Poi quando è stato individuato uno dei corpi ha smesso di rispondere al telefono. Comprensibile.
A bordo della motovedetta. Nel pomeriggio i parenti delle vittime e di chi ancora non si trova erano saliti a bordo di una motovedetta della capitaneria per raggiungere il luogo del disastro. Era già accaduto il primo giorno: è il team di psicologi messo a disposizione dei familiari a consigliarlo, «in questo modo vedono l'ultimo luogo toccato dal loro caro. Aiuta a elaborare il lutto. Anche loro sono d'accordo con noi e anzi ci chiedono di farlo».
Giancarlo è sempre gentile, anche con i giornalisti. Ma ieri lo stato d'animo era diverso rispetto a giovedì.
Quella speranza, forse una pietosa bugia che raccontava a se stesso, non c'è praticamente più: «Sono passati troppi giorni - racconta - non so davvero più cosa pensare». Si accende un po' quando quelli della capitaneria dicono che bisogna salire sulla motovedetta: «Mi scusi, adesso è un momento difficile. Sentiamoci più tardi perché vorrei salire sull'imbarcazione per vedere quello che è successo».
Giovedì sera, prima di decidere di rientrare a Carrara, anche per staccare un po' la spina, aveva lodato ancora il lavoro della capitaneria: «Ci hanno messo a disposizione gli alloggi e ci trattanodavvero in un modo indescrivibile».
Oggi Capitaneria aperta. Oggi alle 16 la capitaneria sarà aperta a tutta la città perché è stato deciso di allestire lì la camera ardente. Non è un cambiamento di programma rispetto alla decisione di celebrare le esequie soltanto dopo il ritrovamento di Gianni e Francesco, anche perché finora si poteva rendere omaggio alle salme recuperate negli obitori degli ospedali di Villa Scassi e San Martino. Al Porto Antico, invece, le vittime torneranno a casa, come ha detto l'ammiraglio Felicio Angrisano. Proprio il comandante, che avrebbe già dovuto lasciare Genova per andare a ricoprire un altro incarico, ieri mattina è tornato a molo Giano e ha ribadito la volontà delle famiglie: «Hanno detto che finché non ci saranno nove barenon si farà nulla, io sono pronto a esaudire questo desiderio ma più passa il tempo più questa volontà potrebbe vacillare per la voglia di rientrare a casa».
La città di Genova è pronta a dire addio a questi lavoratori del porto, il cardinale Angelo Bagnasco si è offerto di celebrare il funerale. Un segnale che fa capire come effettivamente solo la ferrea opposizione dei parenti abbia impedito di vedere delle esequie senza Gianni e Francesco, anche se ancora quel pizzico di speranza di poterli trovare vivi restava, almeno fino alle 19 di ieri.
ALTRI SERVIZI A PAG. 9
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google