Sicurezza
«La città non sia privata del suo marmo»
Il monito del vescovo Santucci in consiglio comunale: le risorse naturali devono essere sfruttate per il bene di tutti
CARRARA. «Le risorse naturali devono essere sfruttate per il bene di tutti. La comunità non deve esserne privata».
Ecco il monito del vescovo, monsignor Giovanni Santucci, al termine della visita pastorale sull’intero territorio della diocesi apuana. Un viaggio durato quattro mesi che si è concluso con un vero e proprio resoconto in consiglio comunale.
Per la prima volta, nella storia della città, un vescovo ha preso posto di fianco al sindaco. E non solo. Per la prima volta nell’aula di Palazzo civico si è pregato: per mezzo minuto, su espressa richiesta del cappellano dell’ospedale don Bernardo Scusa che ha proposto chiesto, nel suo intervento 30 secondi di raccoglimento scanditi dal campanello del presidente del consiglio comunale: «Io- ha detto - prego tutti i giorni per gli amministratori, stavolta possiamo farlo insieme».
Il vescovo: collaboriamo per il bene di Carrara. Una linea comune, fra istituzioni, parrocchie e volontariato. Una sinergia, proprio come quella rappresentata dallo stemma di Carrara “la ruota e tutti i suoi raggi” ha sottolineato monsignor Santucci, per aiutare la città in uno dei momenti più difficili, “con un freddo pungente - ha detto il sindaco - che è entrato nelle ossa di tante famiglie, delle imprese, del tessuto sociale».
«Ci sono cose che possiamo fare insieme - ha ricordato nel suo intervento, all’inizio velato di una certa emozione, monsignor Santucci - Ad esempio la custodia e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale e quello naturale di questa terra apuana così ricca. Non me l’aspettavo una tale bellezza: io vengo dalla versilia e capisco perché spesso si mettono queste due località in concorrenza».
Ma l’agenda comune del vescovo passa per altri punti importanti come: «l’accoglienza e integrazione degli immigrati. In questo bisogna lavorare insieme, non si può dire “state a casa vostra a morire di fame”».
E infine il monito rivolto agli industriali delle cave.
Lo dice con tono pacato e senza entrare troppo nel merito. Ma le parole sono chiare: «La comunità carrarese non può essere privata di risorse naturali che vengono sfruttate.Soprattutto a fronte di una situazione che in questi gironi ho toccato con mano: ci sono famiglie che tutti i giorni si rivolgono alle parrocchie perchè non hanno di che mangiare. C’è un centro storico sempre più vecchio: non so quante scale ho salito per andare a trovare persone anziane, malate e sole».
Il vescovo ha infine ricordato l’importanza della solidarietà: «Nell’emergenza, anche l’ultima dell’alluvione, la comunità ha dimostrato che, quando non si è soli, si superano anche le difficoltà più grandi. E qui, dal centro diocesano alla mensa dei poveri, dall’Avo alla Caritas c’è un esercito di volontari che sono la vera ricchezza del territorio».
Zubbani: insieme contro la disgregazione sociale. La crisi, la sfiducia nella politica e il fare, sempre più comune “di tutta l’erba un fascio”: «Il momento è difficile - ha detto Zubbani - Ed è proprio epr questo che il territorio deve trovare una collaborazione anche con le parrocchie, con i volontari. Perchè è in questo modo che possiamo contrastare la disgregazione sociale. Del resto non possiamo dimenticare che il nostro Comune ha sempre meno risorse, dobbiamo difendere le istituzioni e lo stato sociale.
In consiglio manca Rifondazione. Il consiglio comunale era più o meno al gran completo e gli interventi, da quelli di Simonetta Corsi a Carlo Boni e Roberta Crudeli del Pd fino a Fabrizio Giromella di Sel sono andati in linea con la richiesta di collaborazione e la disponibilità avanzata dal vescovo Santucci.
Sui banchi dei consiglieri mancavano sia Massimo Menconi, di Rifondazione che Giuseppe Scattina della Federazione della Sinistra.
Fra gli scranni, quelli dell’opposizione, erano seduti molti rappresentanti delle società partecipate, come Gianenrico Spediacci, presidente di Amia, ma anche il presidente della Casa di riposo Santarini, e, anche il parroco del Duomo, Raffaello Piagentini che, però non è intervenuto. «Non mi sono prenotato - dice -Avrei affrontato il problema dell’estrazione del marmo e l’emergenza casa».
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