Il Tirreno

Gianni, si allunga l’angoscia

di Cinzia Carpita
Gianni, si allunga l’angoscia

La sorella Sara: sabato ho salutato con un bacio mio fratello, ora so che era l’ultimo

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Le ore sono trascorse anche ieri nell’angoscia, al porto di Genova per la famiglia Iacoviello e per la famiglia Cimino. Strette nella dolorosa attesa di poter rivedere Gianni Iacoviello. E dopo le 20 la notizia della localizzazione del corpo di uno dei due dispersi, sotto le macerie, ha rimescolato all’inverosimile i loro stati d’animo, rendendo ancora più atroce la battaglia fra la speranza di un miracolo e l’incubo che la negava. Ma il destino ha voluto prolungare ulteriormente e raddoppiare l’angoscia dell’attesa: «Quel corpo non è di Gianni», dice dopo le 21,30 Antonio Pietro Cimino, padre della fidanzata del sottufficiale carrarese. «No, è stato accertato che non è Gianni. Eh, si vede che vuole restare fino all’ultimo nella torre, nel suo luogo di lavoro»: gli fa eco Giancarlo Dell’Amico, suocero delle sorelle di Gianni. Nelle sue parole, tutto l’affetto e l’orgoglio per quel giovane uomo di mare. La giornata era stata segnata dal trascorrere delle ore senza novità nelle ricerche incessanti dei due dispersi, nel punto in cui la torre è crollata sotto la spinta devastante della nave Jolly Nero.

Ore 19. «Sabato scorso sono andata a salutare Gianni mentre giocava a basket al campo scuola di Marina, e gli ho dato un bacio, a mio fratello. E’ stato l’ultimo bacio prima che succedesse quello che è successo, l’ultima volta che l’ho visto». Ma non poteva saperlo cosa sarebbe accaduto tre giorni dopo. Sara Iacoviello, una delle due sorelle gemelle del sergente Gianni Iacoviello, – l’altra è Simona - parla di lui con la forza dell’amore fraterno, mentre al porto di Genova attende con tutta la famiglia, di poterlo rivedere, dal cumulo di macerie che “racconta” in una visione tremenda la storia di una tragedia. Alle ore 19, nel terzo giorno dal disastro, Gianni Iacoviello e un altro collega della Capitaneria, Francesco Cetrola, a quell’ora risultano ancora dispersi. Le ricerche non si sono mai fermate, sulla terraferma e in acqua.

«Siamo qua da quando è successo – dice Sara al telefono – Oggi la magistratura ha concesso a noi e ai familiari dell’altro disperso, di poter andare sul luogo. C’erano i tecnici, tutti così gentili con noi. Ci hanno fatto stare un po’ là, dove c’è mio fratello. Le ricerche sono dappertutto nelle macerie e in acqua. Lui era sulla torre». Il sole sta tramontando. Sara parla dell’«agonia dell’attesa. E’ un’attesa atroce. Che fa vacillare la speranza che Gianni possa essersi salvato». Sara con il suo compagno, non si è mai allontanata dal porto di Genova in questi giorni, e con la sorella Simona, è sempre stata vicina ai genitori Flavio e Stella. «La Guardia costiera è gentilissima. Siamo come una famiglia con loro».

«Sabato scorso – racconta Sara – Gianni era al campo scuola di Marina, a giocare a basket, e io sono andata a trovarlo là. Ci siamo salutati. Poi mio fratello si è recato dai nostri genitori.... ». La mente la porta di colpo all’oggi. «Io non so dove trovo la forza in questi momenti. Ma la forza ce l’ho, per stare, assieme a mia sorella, accanto ai nostri genitori. Ma quando mi trovo da sola, mi strapperei i capelli, e penso che crollerò». Il suo pensiero va anche alla fidanzata di Gianni, Stefania Cimino. «E’ distrutta». «Gianni ha sempre avuto la passione del mare, la voglia di essere utile alla gente di mare. Ce l’aveva dentro fin da ragazzo. Dopo avere frequentato l’Einaudi, a 18 anni ha intrapreso al strada della Marina, l’Accademia, è diventato sergente. Ci hanno spiegato che nella torre del porto, ci mandano solo gente competente». Un moto di orgoglio per il fratello. Ma ora quella torre non c’è più.

Sara sa, glielo hanno detto i parenti, che a Bergiola e a Codena i paesani sono vicini alla famiglia Iacoviello. La gente ha continuato in questi giorni, dalla notte di martedì, a sperare in un miracolo. La stessa speranza coltivata dalla famiglia Iacoviello e da quella di Stefania Cimino, la fidanzata del sottufficiale. Il compleanno di Gianni, 35 anni il 21 maggio prossimo, il matrimonio programmato per settembre. Su questo calendario della felicità, una data ora stona: martedì 7 maggio 2013. La notte dell’inferno nel porto di Genova. «Riceviamo tante chiamate di affetto. Abbiamo percepito questo sentimento», dice Sara. Finisce così, al tramonto di ieri, questo dialogo telefonico, Ma ne comincia un altro.

Poco più tardi, i notiziari annunciano che il corpo di uno dei due dispersi, è stato localizzato sotto le macerie del molo Giano di Genova.

Ore 20. Antonio Pietro Cimino, padre di Stefania, maresciallo luogotenente, che ha lasciato il servizio un anno fa dopo 36 anni di attività, ha sentito anche lui i Tg. Ha accesso alla zona del disastro, monta in auto e va. «Ero con il papà di Gianni quando abbiamo sentito i notiziari, dicono che hanno trovato un corpo, ora mi sto dirigendo al molo della torre, ad accertarmi. I palombari stanno lavorando».

Ore 21,45. Cimino: «Il corpo non è quello di Gianni. Le ricerche di Gianni continuano».

«Hanno detto che sono pronti ad arrivare fino al centro della terra»: Giancarlo Dell’Amico ne è sicuro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa