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Terreni e case allagate Il Comune: colpa dell’Asl

Terreni e case allagate Il Comune: colpa dell’Asl

I tecnici: allagamenti e ristagni derivano dal cantiere del nuovo ospedale Un’ordinanza impone all’azienda sanitaria di fare i lavori entro 60 giorni

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MASSA. Piove tantissimo. E in via Fiume, via Bondano e viale Mattei c’è chi, quando vede arrivare le nuvole, trema perchè l’acqua se la ritrova regolarmente in casa. Adesso a chiarire la loro situazione arriva un’ordinanza del Comune (n 1.697) che non lascia adito a dubbi: «Gli allagamenti e i ristagni segnalati dai cittadini derivano principalmente dalla realizzazione del cantiere del Nuovo ospedale della apuane». Del resto, quelle tre strade sono proprio vicine all’area in cui aprirà i battenti la nuova struttura.
Incontri tra i tecnici. Tema caldo, certo, tanto che il Comune ci tiene a fare un paio di puntualizzazione. Primo: l’ordinanza arriva dopo un percorso condiviso e una serie di incontri con i tecnici dell’azienda sanitaria. Secondo: non mette in alcun modo in dubbio l’infrastruttura o le sue modalità di realizzazione, ma attiene ad una serie di “dettagli” nell’esecuzione del cantiere. Tradotto: inconvenienti legati ai lavori in corso. Inconvenienti a cui però l’azienda deve porre rimedio: Palazzo civico concede 60 giorni di tempo dalla data della notifica. E «in caso di mancata ottemperanza le responsabilità civili per eventuali danni a cose o persone... saranno imputabili in via esclusiva all’Asl».

Il concetto è chiaro: ci sono da fare una serie di interventi e secondo il Comune il compito di realizzarli spetta all’Asl.
Segnalazioni e sopralluoghi. Tutto parte dalle lamentele di alcuni residenti: dall’ottobre scorso fino ad aprile piove molto e loro si ritrovano a fare i conti con «allagamenti e ristagni». Senza dimenticare - l’ordinanza mette ben in evidenza la cosa - che quella zona è stata pesantemente colpita dall’alluvione di novembre.
Le opere da realizzare. I cittadini bussano ripetutamente alle porte del Comune: partono i sopralluoghi. E i tecnici valutano che i problemi segnalati «derivano dal cantiere». E non perchè non siano stare realizzate le opere che riguardano il complessivo riassetto idrogeologico dell’area, ma perchè «durante i lavori sono stati interrati numerosi canali interpoderali, presenti nei terreni, senza creare nuovi sbocchi per le acque». Insomma canalette chiuse e l’acqua che non trova vie di fuga. Non solo, all’interno del cantiere «il piano di campagna è stato rialzato di un metro, ma non è stata realizzata la fascia a margine di esso, di 5 metri e non rialzata». Nè - si legge sempre nell’ordinanza - «è stata costruita la fossetta di scolo delle acque superficiali, prevista lungo tutto il perimetro dell’ospedale». E - ecco il nocciolo della questione - secondo i tecnici di palazzo civico - «questa è da considerarsi concausa ( non causa ndr) dell’allagamento dei terreni circostanti». Bene, all’Asl il Comune concede 60 giorni, sempre che l’azienda - com’è nel suo diritto - non presenti ricorso al Tar.
Il nodo del risanamento. La questione è complessa: costruire il nuovo ospedale significa non solo tirar su un edificio dove prima non c’era, ma anche realizzare una serie di opere - alcune importanti - a corollario. Dalla viabilità al risanamento idrogeologico, appunto. Opere che, in parte, competono all’ente locale. E - proprio a chiarire - l’ordinanza puntualizza che gli interventi in questione «esulano dagli impegni del Comune per il risanamento idrogeologico... sono inclusi nel progetto che deve essere eseguito a cura dell’Asl». La palla, quindi, passa nelle mani dell’azienda sanitaria.
Chiara Sillicani

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