Sicurezza
«Speriamo ancora di trovare Gianni vivo»
L’angoscia dei parenti sul molo Giano: ci dicono di non illuderci, ma finché non è detta l'ultima parola siamo qui a pregare
I parenti di Gianni Iacoviello, il sergente della guardia costiera di 35 anni disperso nella tragedia del porto di Genova, sono negli uffici della palazzina di comando della capitaneria di porto. Insieme ai familiari delle sette vittime. Anche a loro l'ammiraglio Felicio Angrisano ha messo a disposizione un team di psicologi e un sacerdote. I momenti di sconforto durante la giornata sono stati tanti e sia i medici sia il prete sono stati davvero bravi.
A fare da portavoce per gli Iacoviello è Giancarlo Dell'Amico, suocero delle sorelle del sottufficiale: «Speriamo di trovare Gianni vivo - esordisce al telefono -. Lo so che le possibilità sono poche, ma finché non ci dicono che ha perso la vita noi continuiamo a lottare».
L'uomo è arrivato a Genova da Carrara intorno alle 15, i suoi due figli lo hanno preceduto. Al molo Giano, dove si trovava la torretta dei piloti buttata giù dalla Jolly Nero, non c'è stato. Anche se dista poche centinaia di metri in linea d'aria da dove si trova: «Era inutile andare là - spiega - qui negli uffici della capitaneria abbiamo le notizie prima degli altri. Stiamo seguendo le ricerche minuto dopo minuto. Sembra che li abbiano individuati e che siano sotto le vetrate dell'edificio crollato. È difficile ma Gianni potrebbe essere ancora vivo, forse possiamo ancora scrivere un finale diverso a questa storia».
Dell'Amico ha anche il compito di fare forza alla famiglia Iacoviello: Giancarlo non può fare a meno di riconoscere l'impegno della Capitaneria: «La cosa assurda è che stiamo bene, non ci manca nulla. Davvero difficile trovare una partecipazione emotiva come quella dei colleghi di Gianni e del maresciallo che era con lui nella torretta. Questa, mi creda, è gente davvero speciale. A volte riescono anche a strappare un sorriso anche a chi non ha più neppure la forza per piangere».
I Dell'Amico staranno a fianco degli Iacoviello fino a che il mare non darà una risposta definitiva: «Ci hanno assicurato che li stanno cercando tra le macerie e nel fondale del canale. Non dovrebbero essere lontani, se sono finiti in acqua l'unica nostra speranza è che quei vetri abbiano fatto il miracolo e gli abbiano salvato la vita». «Lo so - aggiunge dopo un attimo - che non dobbiamo illuderci, ce lo hanno detto ma finché non è detta l'ultima parola siamo qui a pregare».
A proposito di pregare ieri sera doveva tenersi la veglia funebre in memoria delle vittime.
I parenti degli uomini che sono deceduti nell'incidente più drammatico della storia del porto del capoluogo ligure hanno detto di rimandare la messa.
«Hanno detto che finché sono in corso le ricerche di Gianni e Francesco (il maresciallo Cetrola, ndr) non si muoveranno dalla palazzina di comando della capitaneria - conclude Giancarlo -. Un gesto che mi ha commosso, anche se forse ha indispettito le istituzioni. Stiamo soffrendo tutti allo stesso modo, se anche il nostro caro avrà perso la vita vogliamo piangerlo insieme agli altri. Mi creda e lo scriva anche: qui dentro ho visto delle cose che non avevo mai visto finora. La tragedia ci ha resi tutti più umani e poi tra queste divise ci sembra di stare a casa nostra». Prima di congedarsi la promessa che non ti aspetti: «Ah, appena trovano Gianni vi chiamo. E spero di darvi una bella notizia».
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