Sicurezza
Fusioni: «Meglio maxi Comune che 4 o 5 insignificanti realtà»
Tanti i punti di vista sul futuro territoriale della Lunigiana alle prese con tagli e campanilismi Malaspina e Mazzoni presentano le «cure» per ridurre le poltrone da sindaco e formare un unico ente
MULAZZO. Il tema della fusione tra i piccoli Comuni pare dividere gli animi, tra favorevoli e contrari.
Stavolta, a intervenire sull’argomento, sono Roberto Malaspina e Francesco Mazzoni che spiegano il loro punto dsi vista.
Roberto Malaspina - L’ex sindaco (ora consigliere di opposizione) di Mulazzo dice: «Nel 1995 causa tagli e razionalizzazioni la Regione annunciò di voler ridimensionare, se non addirittura chiudere, gli ospedali di Pontremoli e Fivizzano. Iniziò una battaglia che mi vide fare lo sciopero della fame, coinvolgendo tutti gli altri colleghi sindaci. Nel 1998, appena rieletto sindaco di Mulazzo e sventata l’ipotesi chiusura ospedali, si avvertiva fortemente l’esigenza di aumentare la forza politica lunigianese e, assieme al prof. Loris Jacopo Bononi, fondammo un Comitato, di cui lui fu nominato presidente, per la fusione di tutti i Comuni lunigianesi e per realizzare il Comune unico di Lunigiana. Misi a disposizione fin da subito il mio mandato appena rinnovato se anche gli altri colleghi fossero stati d’accordo. Ma purtroppo sia i miei appelli che l’attività di Bononi, che disse “la Lunigiana è fatta di mille bellissimi campanili che però non suonano tutti assieme, bisogna riuscirci se vogliamo essere ascoltati ed essere più forti”, rimasero lettera morta. Nel tempo questa idea è stata ripresa più volte e ora vedo che la politica preferisce soluzioni miopi e minimali. Fusioni fra “comunelli” come Villafranca-Bagnone, Mulazzo-Filattiera, Pontremoli-Zeri, Aulla-Podenzana, Tresana-Licciana, tanto per arrivare a 5mila abitanti o per non morire di asfissia o per accedere venalmente ai fondi stanziati dallo Stato per le fusioni. Ora dico: ha più senso questo o avrebbe più senso che l’Unione dei Comuni diventasse come sarebbe logico Fusione dei Comuni?».
Francesco Mazzoni - Il consigliere di opposizione di Pontremoli afferma: «Un Comune unico dell’Alta Lunigiana: questo l’obiettivo da raggiungere attraverso la fusione dei Comuni di Pontremoli, Filattiera, Mulazzo e Zeri. La frammentazione istituzionale rappresenta un elemento di debolezza per la Lunigiana. Guardando al futuro, teniamo conto che la Regione sarà, sempre più, il nostro principale interlocutore. Pensiamo al potere e al ruolo della Regione in materia di sanità, di servizi sociali, di trasporto pubblico locale, solo per fare alcuni esempi. È evidente che un Comune con l’ambizione di arrivare a superare la soglia dei 15mila abitanti avrà un peso maggiore nei rapporti e nelle trattative istituzionali. C’è poi l’aspetto del modello di governance locale. Non sarebbe auspicabile approdare a un unico piano strutturale per l’Alta Lunigiana? Infine, non possiamo trascurare la normativa vigente. La Legge regionale toscana in materia di autonomie locali non lascia spazio a dubbi: dal primo gennaio 2013 la giunta regionale promuove e favorisce le intese fra piccoli Comuni - nel caso della Lunigiana si tratta dei Comuni fino a tremila abitanti - per procedere alla loro fusione; dal 2016, se entro quel termine non avremo presentato una proposta condivisa, elaborata dal territorio, la giunta regionale presenterà proposte di fusione anche in assenza dell’intesa. Non solo: per incentivare le fusioni, la legge prevede che la Regione eroghi al nuovo Comune un contributo di 250mila euro all’anno, per cinque anni, per ogni comune originario che ha preso parte al processo di fusione, fino a un massimo di un milione di euro annui. E ancora: il Legislatore Statale, nel secondo decreto spending rewiew, ha previsto l’erogazione, per dieci anni, di un contributo straordinario pari al venti per cento dei trasferimenti erariali attribuiti per il 2010 ai singoli Comuni che si fondono. Non credo che questi vantaggi debbano rappresentare il motivo principale per stringere i tempi sulla fusione: vorrebbe dire sminuire un progetto che ritengo lungimirante».
Fabrizio Palagi
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