Lutto
Economia, il lapideo guadagna sempre più
Il report dell’Istituto di studi e ricerche: gli utili delle società cresciuti dell’1% ma nel settore dell’estrazione sono balzati in avanti dell’11% (ricavi +13%)
CARRARA. La VII edizione dell’Osservatorio bilanci delle società di capitali conferma che il settore del lapideo tiene, nonostante la crisi: nella classifica delle 45 migliori aziende della provincia, ben 22 operano nel settore del marmo, con Fb Cave e Sa.Ge.Van. Marmi in prima e seconda posizione.
Da registrare l’intervento infuocato di Gino Barattini, vicepresidente regionale di Cna Industria e vicepresidente della Fondazione Cr Carrara: «A Massa-Carrara lavora solo chi si presenta con le toppe al sedere».
Lapideo più forte della crisi. Sette società nei primi dieci posti della classifica di cui due, nei gradini più alti del podio: la VII edizione dell’Osservatorio bilanci delle società di capitali, curato dall’Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio apuana conferma se mai ce ne fosse bisogno che il “motore” della nostra provincia resta il marmo.
Anche in un territorio come quello di Massa-Carrara, dove c’è una netta prevalenza di piccole e medie imprese, le società di capitali hanno un peso rilevantissimo nell’economia: queste aziende “valgono” infatti 2 miliardi di euro, pari a circa la metà del Pil provinciale.
Conoscerne lo stato di salute, dunque è fondamentale per capire in quale direzione sta andando la nostra economia e per questo l’Isr ha analizzato circa 2 mila bilanci, con un lavoro minuzioso e certosino.
«I dati si riferiscono al 2011 e quindi dobbiamo tenere conto che oggi la situazione è sicuramente meno rosea» ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio Norberto Ricci, che ha tenuto a battesimo la nuova edizione del rapporto, ieri, nella Sala Rossa dell’ente camerale.
Una premessa poco incoraggiante, anche alla luce dei numeri che ha snocciolato, nel suo discorso introduttivo, il presidente dell’Isr, Gianfranco Oligeri: «Negli ultimi 5 anni gli investimenti sono calati del 36%, la forbice tra le attività in salute e quelle a rischio chiusura si è ampliata e le nostre società – ha aggiunto Oligeri - continuano a pagare un costo del denaro tra i più alti in ambito nazionale».
Qualche nota positiva però non manca: come ha spiegato Daniele Mocchi, ricercatore Isr e autore del report, nel 2011 le società di capitali hanno registrato nel complesso un aumento dell’1% nell’utile di esercizio che, se si analizza il solo comparto dell’estrazione, diventa addirittura +11%.
Cifre decisamente meno confortanti arrivano sul fronte dei ricavi che, complessivamente, sono calati del 7 per cento rispetto al 2007: e se anche in questo caso le aziende dell’estrazione hanno retto (+13%), il segmento dell’edilizia ha avuto un vero e proprio tracollo, con un -21%.
Considerato che il 2011 è stato un anno spartiacque in cui, i primi sei mesi hanno fatto registrare una flebile ripresa mentre poi, dall’estate in avanti, è iniziata una caduta che è proseguita per tutto il 2012, riesce davvero difficile immaginare quali siano oggi le condizioni di chi era già in difficoltà due anni fa.
Diverso il discorso per le società “forti”: «I nomi che leggete in questa classifica, soprattutto quelli nelle prime posizioni, sono più o meno sempre gli stessi», ha sottolineato il dottor Mocchi, spiegando che i soggetti più solidi, anche dal punto di vista dei bilanci, sono quelli che stanno attraversando meglio le intemperie della crisi.
Le prospettive. Ma cosa fare per invertire la rotta? A questa domanda hanno provato a dare una risposta alcuni degli imprenditori presenti in sala: «Serve un patto sindacale per aumentare la flessibilità del lavoro: qui chi assume firma una cambiale a vita, ma per stare sul mercato mondiale serve più agilità» ha osservato Gino Barattini, imprenditore e vicepresidente regionale di Cna Industria. «Il problema è che non ci sono prospettive di assunzione. Anzi, fino a questo momento abbiamo mantenuto i posti di lavoro ma temo che ora dovremo iniziare a ridurli, per far sopravvivere le aziende» ha aggiunto Giorgio Bianchini, imprenditore e presidente di Imm, auspicando che le promesse di riforma fatte dal nuovo governo diventino presto realtà. (c.ch.)
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