Toscana
«Domenica era qui a salutare col sorriso la sua mamma»
CARRARA. «Ho visto Gianni domenica scorsa. Io ero nell’orto, lui stava salutando la sua mamma. Sempre con il suo sorriso, sempre gentile. Qui si spera ancora, tutti, di rivederlo». Nella palazzina...
CARRARA. «Ho visto Gianni domenica scorsa. Io ero nell’orto, lui stava salutando la sua mamma. Sempre con il suo sorriso, sempre gentile. Qui si spera ancora, tutti, di rivederlo».
Nella palazzina gialla nella salita di Santa Croce, con i ponteggi lungo tutta la facciata per i lavori di ristrutturazione in corso, la gente non ha tanta voglia di parlare. Qui, al primo piano, sotto la croce di cartone appesa sullo stipite, c’è la porta chiusa dei genitori di Gianni Iacoviello, Flavio e Maria Stella. Il sergente della Capitaneria di Porto genovese da martedì notte risulta disperso sotto le macerie del porto di Genova.
I vicini di casa lo vedevano di rado quel ragazzone alto che subito dopo le scuole si era arruolato in Marina. Ma qualcuno, subito mercoledì mattina, un brutto presentimento lo aveva avuto.
«Avevamo sentito la Stella e Flavio partire presto, qui nel cortile rimbomba tutto, li abbiamo sentiti parlare e salire in macchina in fretta e furia - racconta un vicino - Poi la mattina abbiamo saputo della tragedia di Genova: qualcuno qui si è chiesto: “Oddio, ma sarà mica successo qualcosa a Gianni?” Ma poi abbiamo subito scacciato il cattivo pensiero: “Ma no, lui è Spezia”. E invece, purtroppo era proprio lui».
Da allora è cominciata l’attesa, la rincorsa delle notizie, con la speranza di sentire quella che tutti, qui, vorrebbero davvero sentire.
«Seguiamo i telegiornali - dicono nella palazzina gialla di Santa Croce - ogni volta che arriva una macchina ci si affaccia alla finestra sperando che siano Flavio e Stella e che tornino con un sorriso».
E intanto, nella chiesa di Sant’Antonio Abbate, proprio ai piedi della salita, davanti alla piazza del paese, il parroco don Massimo Nocchi ieri come ogni sera ha celebrato messa. Il sacerdote, per rispetto della famiglia e del dolore che sta vivendo, non ha voluto parlare di Gianni. Ma la sua omelia, dopo la lettura del Vangelo, ha parlato dei sacrifici che sono richiesti ai cristiani, sottolineando che è nei momenti difficili che bisogna avere più fede.
E in paese lo sgomento si legge nel volto di tutti. I più scossi sono gli anziani, seduti davanti al bar: «Povero a chi tocca una disgrazia del genere» ripetono a bassa voce.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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