Il Tirreno

Arresti e intercettazioni, caos ritardi

Arresti e intercettazioni, caos ritardi

Le forze dell’ordine hanno centinaia di fascicoli in attesa di risposte. Ma il lavoro è tanto e la procura fa fatica a smaltirlo

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. «Ma se non me li fanno arrestare che cosa ci sto a fare io?». La frase è di un uomo delle forze dell’ordine esasperato dalla lunga (e vana) attesa di risposta da parte della procura su un’ordinanza di custodia cautelare. Non è un caso isolato, è la regola purtroppo. I numeri parlano chiaro: i carabinieri hanno inoltrato ai sostituti procuratori 130 fascicoli e chiedono altrettanti provvedimenti. Non solo arresti, ma anche obblighi di firma piuttosto che autorizzazioni di intercettazioni telefoniche o ambientali. Nessuna di queste è stata evasa. Nessuna di queste è arrivata all’ufficio del giudice delle indagini preliminari. Più o meno il trend è lo stesso per la polizia. Il grosso delle richieste portano la firma della squadra mobile: in questo caso quelle che sono ferme in qualche cassetto sono un’ottantina.

Va detto che di questi circa duecento fascicoli buona parte sono stati esaminati dai pubblici ministeri. Evidentemente il magistrato ha ritenuto che la proposta delle forze dell’ordine non era proporzionata al reato commesso e così hanno optato per la denuncia a piede libero in attesa di processo. Ma non sempre è così. Nessuno si espone in prima persona perché non si vuole creare uno scontro con la procura, ma gli aneddoti su questa diversità di vedute sono davvero tanti. Da un paio di mesi c’è un’indagine in corso su uno spaccio di stupefacenti in provincia. Un giro piuttosto grosso. Sono stati pedinati i componenti della gang ma per poter ricostruire tutta la rete dei pusher occorre mettere sotto controllo i telefoni dei sospettati. Richiesta fatta a marzo: da allora ancora nessuna novità. «A quest’ora gli spacciatori avranno cambiato tipo di business», dice sarcastico uno degli investigatori.

Le forze dell’ordine però non accusano la procura di girarsi i pollici. Anzi, il discorso di polizia e carabinieri è proprio l’opposto. La pianta organica prevede oltre al capo (Aldo Giubilaro) cinque sostituti procuratori, in realtà da quando è stato trasferito Federico Manotti (dicembre 2011) non è arrivato nessuno. E non arriverà nessuno per tutto il 2013 perché - è notizia di ieri - anche il bando degli uditori (i giovani magistrati) è andato deserto. Se ne parlerà nel 2014, tenendo conto che se ci sarà una candidatura bisognerà mettere in conto un corso di formazione di sei mesi.

Ma non è solo la mancanza di un elemento a rallentare il lavoro dei sostituti procuratori. Da quando è arrivato Giubilaro, e lo testimoniano i numeri, è aumentato il lavoro degli uffici. E questo è un bene, perché sono stati aperti filoni di indagine importanti (uno su tutti quello che riguarda il buco dell’Asl). Ma a lungo andare le attività più importanti hanno fatto perdere terreno alle inchieste di secondo piano. Ovvero: tra le richieste di arresto che aspettano ancora di essere valutate non ci sono autori di reati pericolosi. E come detto tra i duecento fascicoli che aspettano risposta la maggior parte consigliano forme di restrizione della libertà minime (come l’obbligo di firma o di dimora).

Resta il fatto però che da un po’ di tempo la procura di Massa sta chiedendo a Genova rinforzi. Lo stesso procuratore generale del capoluogo ligure, Vito Monetti, ha preso atto dei numeri risicati con cui deve fare i conti Giubilaro e ha detto di dare la precedenza alle inchieste più importanti. Tutta roba già scritta sui giornali, ma certo non si poteva immaginare che la corsia preferenziale provocasse un rallentamento di tutti quei provvedimenti che alla fine rendono più sicura la quotidianità al cittadino medio.

Danilo D’Anna

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa