Sicurezza
Una settimana al dormitorio «Più massesi che stranieri»
MASSA. Il dormitorio della Casa di accoglienza di via Godola tutte le sere dà ristoro a nove persone: lenzuola pulite, una cena sostanziosa e la possibilità di evitare una notte all’addiaccio. È...
MASSA. Il dormitorio della Casa di accoglienza di via Godola tutte le sere dà ristoro a nove persone: lenzuola pulite, una cena sostanziosa e la possibilità di evitare una notte all’addiaccio. È stato aperto nel 2000 grazie alla volontà di Gino Buratti. È sempre stato un punto di riferimento per gli extracomunitari, da qualche mese a questa parte però si fanno avanti soprattutto massesi.
Non è semplice essere ospiti della Casa di accoglienza. O meglio c’è una trafila da seguire: bisogna sottoporsi a un colloquio, dove si spiegano i motivi per cui si chiede un posto letto. «La maggior parte delle persone che si rivolgono a noi sono sfrattati oppure lavoratori che sono stati licenziati - spiega Buratti -. Il colloquio serve per capire chi viene da noi, tutto qui». Infatti praticamente tutti lo passano. L’importante è avere i requisiti dell’emergenza abitativa. E capire che non si può stare due settimane di seguito - i soggiorni iniziano il lunedì e terminano il venerdì -, quindi nei sette giorni di pausa bisogna arrangiarsi.
La struttura è gestita da volontari. Ci sono quelli che hanno il compito di servire la cena ai nove ospiti e poi c’è l’addetto al turno di notte. «Naturalmente non possiamo accogliere tutti, soprattutto non possiamo concedere a nessuno la seconda settimana», conclude Buratti. Da quando la crisi è diventata feroce in via Godola è facile trovare anche i bimbi: le famiglie che vengono sfrattate hanno la precedenza su tutti. E a volte si fa il possibile per tenerli anche extra time in attesa di un tetto sotto il quale dormire senza pensieri.
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