Gioco
Nuovo crollo al mercato coperto, la rabbia del macellaio
CARRARA. Stanco di «essere preso in giro». Lo dice Cesare Marchi, l'ormai “famoso” macellaio del mercato coperto che da anni sta combattendo la sua battaglia personale con la cooperativa “La Rota 2”,...
CARRARA. Stanco di «essere preso in giro». Lo dice Cesare Marchi, l'ormai “famoso” macellaio del mercato coperto che da anni sta combattendo la sua battaglia personale con la cooperativa “La Rota 2”, concessionaria dell'immobile comunale che ospitava i banchi del mercato ortofrutticolo e alimentare fino al dicembre 2008, anno in cui fu deciso di liquidare i commercianti con una “buonuscita” .
Se quasi tutti, ormai giunti al limite dell'età pensionabile, accettarono di buon grado l'offerta, lo stesso non fu per Marchi che, nel pieno della propria attività, decise di non mollare almeno fino a che non venissero riconosciute le sue richieste.
Convinto di avere tutte le ragioni per un rimborso equo e con un contratto in mano in scadenza nel 2016, Marchi si oppose all'esodo se non in cambio di un'offerta adeguata che gli permettesse di rimettere in piedi l'attività altrove. Ad oggi, maggio 2013, nulla è cambiato, il mercato è sempre aperto e il banco del macellaio continua a servire i propri clienti (ma con un calo delle vendite di cui Marchi ha chiesto il risarcimento) nella desolazione più totale, fra infiltrazioni d'acqua e allagamenti invernali. Di lunedì mattina, senza che cadesse una goccia di pioggia, l'ultimo crollo, quello di parte del soffitto, nell'angolo destro dell'immobile. «Dati i tempi troppo lunghi della giustizia, gli appelli caduti nel vuoto rivolti all'amministrazione comunale e al sindaco stesso, ho deciso - afferma Marchi - che mi rivolgerò direttamente alla Asl». Una volta accertata la condizione in cui versa l'immobile, Marchi ne è certo, l'Azienda sanitaria non potrà che ordinarne la chiusura: «A quel punto dovrò andarmene anch'io - afferma - ma le responsabilità dell'accaduto verranno finalmente a galla. Se l'Asl, per qualche motivo non venisse a controllare - conclude - sono pronto ad andare in Comune e a urlare le mie ragioni fino a che non verrò ascoltato».
Comunque dovesse andare a finire l'annosa contesa, quello che la città non può far altro che sperare è che quello spazio pubblico venga riabilitato e reso riutilizzabile: «È un vero peccato - mormora una cliente - uno spazio bellissimo che, giorno dopo giorno, va allo sfascio».(b.m.)
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