La manifestazione
Il negozio c’è, i finanziamenti no
Aiuti alle nuove aziende con beffa: la storia di una giovane imprenditrice
MONTIGNOSO. Apre un’attività commerciale convinta di ricevere 9mila euro di contributo dalla Provincia ma, per una mancata fidejussione, rischia di non ricevere nessun finanziamento. È questa, in estrema sintesi, la vicenda di Ilene Gualeri, una ventunenne massese, che dopo lunghi iter burocratici e 700 euro spesi di consulenza – che le avevano assicurato un contributo a fondo perduto messo a disposizione dall'Ue per le attività imprenditoriali dei giovani - ha aperto, l'11 marzo, “Selleria Ok Corral”, negozio di articoli per equitazione in via Aurelia. Entro l'11 maggio la giovane imprenditrice dovrebbe consegnare tutta la documentazione per ricevere effettivamente i soldi, ma le manca la fidejussione bancaria che, appunto, nessuna banca le vuole fare.
Ma avvolgiamo il nastro, a gennaio quando Ilene decide di aprire un’attività collegata alla sua passione, l'equitazione, sport che pratica da quando è piccola. Si mette quindi alla ricerca di finanziamenti e scopre che esistono diverse agevolazioni della Provincia per l'imprenditoria giovanile e femminile, fra cui la formula dei contributi a fondo perduto. Sono forme di finanziamento rivolte ai disoccupati che consistono in un rimborso delle spese di avviamento di un’attività – attività che deve essere già avviata al momento della domanda – in particolare per: canone di locazione per le prime dodici mensilità, consulenza e assistenza per l’avvio dell’attività, parcella notarile, pubblicità e promozione e contratti per allacciamenti delle utenze. Ilene si rivolge quindi alla Ncm consulting, una società di consulenza direzionale, che la seguirà passo passo nell'iter burocratico, assicurandole che avrebbe ricevuto il finanziamento senza problemi. Consulenza che le costa 700 euro (500 di consulenza e 200 come percentuale della somma totale di contributo ottenuto). Convinta quindi di ricevere il contributo apre l'attività . «Ogni volta che andavo a parlare con i consulenti – spiega Ilene – mi parlavano anche con entusiasmo assicurandomi che mi avrebbero dato il finanziamento. Quindi quando ho incominciato ad allestire il negozio non mi preoccupavo molto delle spese. Ho usato tutto quello che i miei genitori mi avevano messo da parte per avviare il negozio, comprando mobili, allacciare le utenze e via dicendo». Effettivamente la Provincia accetta di darle il contributo, pari a 9.230 euro. Adesso, però, ad attività avviata e spese già sostenute, Ilene deve presentare, entro l'11 maggio, la documentazione per ricevere i soldi liquidi contenente: contratto di locazione, varie fatture delle spese e fidejussione bancaria. Ecco quindi l'inghippo burocratico. Il primo requisito per ricevere tale finanziamento è, infatti, quello di essere disoccupati, ma, in seguito, occorre presentare una fideussione bancaria a garanzia dell'anticipo qualora l'attività chiudesse prima dei tre anni. Cosa alquanto bizzarra dal momento che un disoccupato non ha un reddito fisso e il più delle volte neanche altre garanzie. Lo stesso vale per Ilene. “Non ho trovato nessuna banca che mi aprisse una fidejussione – commenta Ilene – anche perché per aprirla bisogna congelare novemila euro per tre anni, ma se avessi novemila euro non avrei chiesto il contributo della Provincia. Ho provato anche a dare come garanzia mia mamma, che ha un'attività, o mia nonna che affitta una casa, ma nulla: a tre giorni dalla scadenza sono ancora senza fideussione bancaria, e senza più un soldo dal momento che li ho spesi tutti per aprire il negozio”. L'11 maggio è appunto il termine massimo entro il quale Ilene può presentare tutta la documentazione, oltre il quale perde quei novemila euro che le erano stati assicurati – e che lei ha già speso – nonché le centinaia di euro spese per la consulenza.
Melania Carnevali
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
