Il Tirreno

Addio Tarsu e Imu , Comune senza soldi

Addio Tarsu e Imu , Comune senza soldi

Palazzo civico chiede un’anticipazione alla banca per far fronte alle spese più urgenti

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MASSA
Ogni medaglia ha il suo risvolto. Il cittadino “festeggia” lo stop all’Imu e tira un sospiro di sollievo perchè i bollettini per la rata della Tares, riedizione della vecchia Tarsu, ancora non sono arrivati.

Le casse del Comune, però - ecco l’altro lato della medaglia - piangono. E parecchio, tanto che all’amministrazione non è rimasta alternativa: è scattata l’anticipazione di cassa. Espressione complessa per dire che Palazzo civico ha dovuto chiedere soldi alla sua tesoreria, la Cassa di risparmio di Carrara. E non si tratta di pochi spiccioli, ma di 4,7 milioni circa. L’anticipazione di cassa è uno strumento previsto dal Testo unico degli Enti Locali: il Comune non ha liquidità disponibile, ma deve far fronte a spese e pagamenti urgenti e non differibili, bussa, quindi - per semplificare - alla porta del suo tesoriere e chiede denaro. Una sorta di prestito a breve termine che viene restituito mano a mano che le entrare vengono riscosse.

«A dicembre - chiarisce il sindaco Pucci - avevamo in cassa oltre 8 milioni». Ma di soldi non ne sono più entrati: i bollettini della tassa sui rifiuti non sono arrivati e le finanze del Comune ne risentono.
Nel 2012, infatti, la Tarsu ha garantito introiti per 14,2 milioni a cui si sono aggiunti oltre 500mila euro dal recupero evasione.

E non è finita qui perchè adesso - l’impegno preso dal Governo è chiaro - salta anche l’Imu sulla prima casa.

Lo scorso anno i massesi hanno pagato, complessivamente, oltre 34 milioni di Imu. Di questi 22 sono finiti nel “portafogli” del Comune, gli altri 12 hanno, invece, preso la via di Roma. Dell’importo totale, solo - si fa per dire - 4,5 milioni derivano dal pagamento delle rate per la prima casa. Soldi di cui il Comune - così è per tutti gli enti locali - dovrà ora fare a meno.

Meno denaro e Palazzo civico costretto all’anticipazione di cassa: «È la prima volta - sottolinea Pucci - che siamo costretti a farvi ricorso».

Ma la parola prestito porta con sè, immancabilmente, un’altra parola: interessi.

«È così - spiega il primo cittadino - ma quando abbiamo bandito la gara per scegliere il tesoriere, una delle condizioni che ha portato alla scelta della Cassa di risparmio di Carrara, sono stati proprio i bassi interessi praticati in caso di anticipazioni». Se le tasse riscosse sono poche, una cosa è chiara: il recupero evasione (vedi l’articolo sopra)diventa ancora più importante, fonte di risorse economiche.

Ecco, quindi, che scovare i furbetti diventa non solo un obbligo “morale” per l’ente locale, ma un’indispensabile garanzia di ulteriori finanze su cui contare.(C.S.)

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