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Stop alle cave di Renara: alla Dolomite 627mila euro

Stop alle cave di Renara: alla Dolomite 627mila euro

MONTIGNOSO. La società Dolomite di Montignoso chiude il conto con il Comune di Massa e incassa 672 mila euro di risarcimento danni per una annosa questione riguardante i diritti all’escavazione di...

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MONTIGNOSO. La società Dolomite di Montignoso chiude il conto con il Comune di Massa e incassa 672 mila euro di risarcimento danni per una annosa questione riguardante i diritti all’escavazione di dolomia. L’amministrazione massese ha firmato l’atto con cui si liquida alla Dolomite l'ultima rata, di circa 230 mila euro, che scadeva appunto nel 2013.

La storia della Dolomite spa di Montignoso si perde nella notte dei tempi, con la decisione del comune di Massa e dell'allora sindaco Roberto Pucci, di non rinnovare il contratto di affitto che dava diritto alla società di portare avanti l'attività di escavazione della pietra dolomitica in località Renara per altri nove anni. La Dolomite spa citò in giudizio l'amministrazione e chiese un risarcimento danni alquanto salato. Iniziò una battaglia legale molto aspra, una pagina anche dolorosa, soprattutto per gli abitanti di Forno che tanto lottarono per arrivare alla chiusura di quella cava. Una lotta che portò molti di questi cittadini anche in tribunale come imputati per aver chiuso la strada ed impedito il passaggio dei camion che dovevano raggiungere le cave. La protesta degli abitanti della frazione era legata al continuo passaggio di camion e alla preoccupazione per i gravi incidenti. Fu proprio il sindaco Pucci nel 1999 a promettere ai cittadini di Forno che non avrebbe rinnovato le licenze a Dolomite Montignoso e Mineraria Apuania, le due società che scavavano dolomia dalla montagna massese. E così fece. Una decisione che però ha pesato sulle casse comunali di ben tre amministrazioni successive. Contro il sindaco si schierarono, oltre ad una parte della sua maggioranza, i cavatori che con la chiusura di quella cava vedevano a rischio il loro posto di lavoro, mentre Pucci fu appoggiato in quella scelta dalle associazioni ambientaliste e dalla comunità di Forno. La prima doccia fredda arriva con la condanna, emessa nel 2004 dal tribunale di Massa, dopo la quale il Comune ha tentato accordi stragiudiziali con la controparte per ridurre il risarcimento, ma inutilmente. Nel 2005 fa appello; il 31 marzo 2007, però, la corte di appello di Genova conferma la sentenza e nel 2008 sempre Genova respinge per l’ultima volta la richiesta di sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza impugnata, presentata dagli avvocati del Comune Del Medico e Andreani. Il comune di Massa deve quindi pagare, circa 680 mila euro in tre rate: la prima è stata saldata nel 2011, la seconda nel 2012 e la terza, con cui si chiude il conto, a marzo 2013.

Manuela D’Angelo

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