Proteste
Stop alla sentenza “occupata” l’aula
Protestano i famigliari, la presidente del tribunale: «Finiamo in due mesi» E il collegio chiede alle parti di prendere una decisione entro il 20 maggio
MASSA.
Erano le 9.30 quando il collegio del processo sullo scandalo cremazioni del Mirteto è entrato in aula per annunciare alle parti le novità che tutti avevano letto sui giornali: il giudice Cosimo Ferri lasciava il suo posto al collega Alessandro Pellegri perché nominato sottosegretario del governo Letta. Il presidente Paolo Puzone poi ha concesso ad accusa, difesa e parti civili una settimana di tempo per prendere una decisione serena sul da farsi: andare a sentenza senza l’opposizione di nessuno oppure ricominciare il procedimento da capo con un iter più sbrigativo di quello percorso finora (ci sono voluti quasi tre anni di udienze). Il pm Federico Manotti ha provato ad opporsi chiedendo di decidere immediatamente, ma non è stato possibile perché sia Puzone sia gli avvocati di alcuni imputati hanno trovato giusto ragionare a mente fredda sulla questione. Ma il rinvio, per un impegno di Manotti, invece di una settimana è diventato di quattordici giorni. Tempo che sarà necessario a Pellegri per leggersi gli atti di un processo che se va bene ha soltanto seguito sulla stampa.
Lo spettro di iniziare tutto da capo ha creato malumore nelle parti civili, soprattutto tra gli iscritti dell’Associazione tutela dignità dei defunti, rappresentati dall’avvocato Emiliano Pianini. I soci, con il presidente Natalina Menchelli, hanno deciso di occupare pacificamente l’aula del tribunale. Volevano risposte. Sono rimasti fermi con enorme senso di responsabilità. E sono stati premiati perché sia il presidente del tribunale Maria Cristina Failla, sia il collega Giovanni Sgambati, presidente della sezione penale sono arrivati a rassicurarli. Sgambati è stato perentorio: «Se comincerà da capo questo processo avrà la priorità sul resto, entro l’estate ci sarà la sentenza. Come è giusto che sia». Failla ha definito la nomina di Ferri un fulmine a ciel sereno: «Non ce lo aspettavamo, capisco il vostro disappunto ma sia lui sia noi abbiamo cercato una soluzione che potesse salvare l’udienza di questa mattina. Non è stato possibile. C’è un nuovo giudice al suo posto, l’ho nominato immediatamente ma purtroppo è un diritto degli imputati non dare il consenso all’acquisizione degli atti. E senza usare troppi giri di parole credo che così sarà. Dobbiamo ricominciare da capo, da parte mia posso soltanto dire che non si ripeterà tutto integralmente e che al massimo entro due o tre mesi concluderemo questo processo che è doloroso per voi e per la città di Massa tutta». Il presidente del tribunale ha scandito le parole, nonostante fosse completamente senza voce, per farsi capire: «È vero che dovremo richiamare i testimoni, ma dovranno soltanto confermare quello che hanno già detto in precedenza. Si farà presto, non è un augurio il mio ma un impegno che prendo con voi».
Infine Failla lascia aperto uno spiraglio al lieto fine: «Certo che se le parti il 20 decidessero che si può procedere come nulla fosse con il nuovo giudice allora tutto sarebbe più semplice. Lo considererei un atto di civiltà, ma anche gli imputati devono far valere i loro diritti». (d.d’a.)
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