Il Tirreno

Il nome di Chiara portato in cielo da palloncini bianchi

Il nome di Chiara portato in cielo da palloncini bianchi

Folla commossa ai funerali della fiorista 33enne di Avenza il feretro fa tappa davanti al negozio per il saluto degli amici

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AVENZA. Il colore bianco piaceva tanto a Chiara Cucurnia, la fiorista 33enne stroncata venerdì scorso da terribile malattia. E i tanti amici e conoscenti che ieri pomeriggio, dopo la Messa funebre, hanno atteso il passaggio del feretro in via Sforza, dove la sfortunata giovane gestiva “Fiori e passione” si sono ricordati di questa sua preferenza.

Così, per mezzo di un centinaio di palloncini bianchi, hanno fatto salire verso il cielo il nome della ragazza, scritto a mano su un cartello.

«Ciao Chiara» il semplice e allo stesso tempo sentito messaggio inviato da tanta gente che vive e lavora in via Sforza e che ha voluto rendere l’estremo saluto a una ragazza semplice e solare, benvoluta anche da chi la conosceva poco.

Il bianco, colore della speranza, di quella speranza, come pronunciato dal sacerdote durante l’omelia, di cui Chiara si nutriva durante il suo ultimo anno di vita mentre stava combattendo con forze sempre più esigue il male che la aveva aggredita.

Cosa provasse Chiara durante il suo calvario, è stato riassunto da don Marino Navalesi, reggente la parrocchia San Pietro di Avenza, officiante il rito funebre nella chiesa della Natività di Maria Santissima, a Nazzano, accanto al parroco titolare, don Luigi Bacci e a don Sergio Rosaia.

Una chiesa che si è dimostrata insufficiente a ospitare la folla che ha accompagnato l’ultimo viaggio di Chiara, iniziato dall’obitorio di Carrara, per poi concludersi nella cappella del cimitero di Turigliano, passando, come detto, davanti alle vetrine del grazioso negozio aperto sette anni fa e condotto con cura e amore da Chiara assieme ai genitori Edo e Franca.

Una folla tra la quale risaltavano gli alunni della sorella di Chiara, Cristina, maestra presso l’istituto comprensivo Carrara 5 di Marina di Carrara, nell’occasione rappresentato dalla preside e da numerose insegnanti, personale d’istituto e genitori.

«È più giusto, in questo momento - parlare delle riflessioni di Chiara - ha detto don Marino Navalesi con voce spesso incrinata - di quei pensieri che lei ha voluto raccogliere tra gli alti e bassi della malattia che la stava spegnendo. Anche durante la veglia dei Sepolcri, lo scorso marzo, abbiamo parlato a lungo. Era sempre piena di vita, pronta a “scasinare” nel senso buono della parola, ricordando che basta un alito di vento per spegnere tutto».

E quel vento pronunciato da don Marino, ieri ha accarezzato i tanti palloncini bianchi liberati in via Sforza, accompagnando la salita verso il cielo del cartello rosa e di un cuoricino argenteo recante il saluto a Chiara. Un momento toccante al termine del quale il marito della giovane, Denis Vatteroni, è sceso dall’auto per ringraziare i presenti di quanto offerto alla memoria di Chiara.

Poi il lungo corteo, scortato dalla polizia municipale, artefice di un impeccabile servizio, si è riavviato per accompagnare l’ultimo cammino di Chiara.

Fabrizio Palagi

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