La manifestazione
«La montagna muore e il commercio pure: servono soluzioni»
A Forno la chiusura delle Poste ha già avuto ripercussioni Poco turismo, si lavora ormai coi residenti anziani
MASSA. I commercianti della montagna rischiano di scomparire.
Le attività, come sostengono i proprietari degli esercizi, ormai sopravvivono solo grazie ai clienti storici che sono per lo più anziani. I giovani, quelli che sono rimasti, preferiscono andare al supermercato a fare la spesa perché i prezzi sono più competitivi. E il turismo montano non decolla, anzi. «Qui, non c'è più niente, solo degrado - spiega Luca Figli, titolare del Piccolo Bar pizzeria, situato nella piazza centrale di San Carlo - E' stato un continuo peggiorare in questi anni. Non abbiamo neanche più le terme qua a San Carlo. Ho avuto un calo del 50% del fatturato, la mia fortuna è che non pago l'affitto. Una volta qua c'era il giornalaio, il panificio ed un benzinaio. Ora più niente. Sarà la crisi che non finisce più la causa principale, ma il problema è che qui non viene proprio più nessuno».
Un tempo i circoli e i bar erano un punto di ritrovo per i paesani che si riunivano a giocare alle carte e a bere vino una volta terminato il lavoro, ora però questi locali sono praticamente vuoti e non vedono più un futuro.
«Sono le nove della mattina non ho ancora venduto un grammo di pane, - afferma Leandro Buzzoni proprietario del Bar (ma anche Panetteria, Alimentari, Tabacchi e rivendita di Bombole a Gas) ad Altagnana - E' un deserto. Nel mese di marzo ho incassato solo 200 euro con la vendita del gas, 1500 con il panificio. Il paese è tutto in vendita o in affitto, chi è rimasto o è un anziano o è un extracomunitario. Qua una volta c'erano tre negozi, ora ci sono rimasto solo io. La globalizzazione ci ha ammazzato. Il comune deve fare qualcosa per noi ».
Camminando per Forno si possono vedere tante case tutte attaccate le une alle altre con i panni stesi fuori dalle finestre, che sono il simbolo della vita quotidiana delle persone che ancora abitano il borgo. Tanti gli anziani con i sacchi della spesa che stanno rientrando nelle loro abitazioni.
«A Forno si lavora ancora abbastanza, ma solo grazie ai clienti ormai abitudinari che hanno già tutti una certa età. Con la chiusura delle Poste, abbiamo perso diverse persone. Qua non c'è mai una manifestazione, un evento o una festa che possa far rivivere le nostre montagne. Io ho 51 anni, tiro avanti perché non saprei proprio dove andare a cercare un' altra occupazione, ma le tasse ci tolgono il respiro. Il mio negozio è anche un punto di ritrovo. Qua si parla e si scherza», raccontare Orlando Taddei dell'omonimo negozio di alimentari.
E della stessa opinione è Rinalda Michelucci anche lei proprietaria di un' alimentari: «La chiusura dell' ufficio postale di Forno ha generato un grande calo di fatturato. Sono sempre i soliti clienti che mi danno la possibilità di restare aperta. Se non ci sarà un cambio di generazione, tra qualche hanno si chiuderà di sicuro. Il Comune poteva fare di più per noi, anche la strada per arrivare a Forno è chiusa. Ma ci rendiamo conto? ».
I commercianti della montagna hanno le idee chiare, si sentono lasciati soli dalle istituzioni. « Non c'è niente qui e noi avremmo tutto da poter sfruttare. Il nostro paesaggio non è valorizzato, la gente non viene. Ci sarebbero tante cose belle da vedere qua. Ci sono sempre le stesse persone, che spendono anche meno rispetto a qualche anno fa », dichiara Pierpaolo Grassi del Bar Alpi a Forno. «Io sono aperto da due anni, qua sono per la maggioranza stranieri ed anziani. Se non si fa qualcosa per far rivivere la montagna, tra quindici anni non c'è più nessuno», conclude Davide Beggi del Panificio Antica Bottega del pane a Canevara.
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