Sicurezza
Corsanico, la frana era già presente nelle primi del ‘700
I racconti drammatici delle alluvioni e delle tracimazioni nelle cronache dell’abate Bertocchi e del canonico Frugoni
MONTIGNOSO. Corsanico: i cittadini di Montignoso la conoscono come la frana del 2013, quella che ha isolato di fatto migliaia di residenti delle frazioni montane sopra S. Eustachio, con oltre 500 metri di profondità e 2 milioni di euro per la sua messa in sicurezza, ma in realtà quel fronte frana è molto antico, così come sono secolari i problemi che le alluvioni su Corsanico hanno provocato alla cittadinanza. Scopriamo dell'antichità di Corsanico e della sua fragilità, nel libro di Piero Guadagni, "Il canto della Pefana", cittadino di Montignoso, appassionato storico della sua terra e profondo conoscitore delle sue tradizioni.
Da lì si arriva a tantissimi riferimenti storici di grande rilevanza per la cittadinanza di Montignoso.
La prima alluvione risale al 1717 e ce la racconta l'Abate Bartolommeo Bertocchi: "Cadde a Montignoso una sì abbondante pioggia, che per li molti danni che fece il Canale, fu denominata diluvio, ed il suddetto anno fu chiamato e tuttora continua a chiamarsi da' Montignosini l'anno del diluvio". Scrive ancora Bertocchi: "per le piogge cadute e per quelle che caddero nella fatal notte, si dilamò una parte del monte, detto della Pennarella, e venne a posarsi nello stretto fosso che scende fra Corsanico ed il Cerreto".
Secondo la ricostruzione dell'abate Bertocchi, fu proprio quella piccola frana a strozzare il fosso e "trattenendo le acque le fece rigurgitare a segno che ne fece un lago di una grande altezza" poi presero "tanto impeto che trasportarono con esse tutti quegli alberi che incontrarono fino al Canaletto ed in cima alla Piazza; seguì lo stesso dalla Piazza alle Capanne dove demolì da' fondamenti, portando via tutto ciò che di bestiami, mobili e strami in esse si conteneva". Insomma Montignoso divenne una valle di lacrime, un danno che fu di molte migliaia di scudi, provocato con una dinamica del tutto simile a quella che ha colpito Corsanico nel marzo 2013, fatta eccezione per la distruzione della frazione di Capanne.
La seconda grande alluvione è di pochi anni dopo, nel 1734, quando "essendo per altra eccessiva pioggia passato di nuovo il Canale per le Capanne, facendo nuovi danni a quelle che erano nella contrada di S. Maria, fu ordinato dalla Comunità di Montignoso il farsi un bastione, con muro a calcina, in cima alle medesime capanne, in fondo alle grotte di Fantasia".
È questa una delle pagine di storia più care, forse, a Montignoso, quando la Comunità decise di costruire sul Pannosa un bastione, di cui oggi non è rimasto niente, a protezione della zona di Capanne, sotto la frazione di Prato, per ovviare ai continui disastri delle alluvioni che cadevano da Corsanico. Una pagina di storia da cui facciamo risalire le prime opere idrauliche, per porre rimedio ad una situazione già terribile a quel tempo.
Un secolo dopo, a descrivere i danni delle alluvioni che partirono da Corsanico fu il canonico Frugoni, pievano di Montignoso , era il 1846: " Circa le ore sette di notte incominciò una piccola pioggia con tuoni rumorosi, luci di primi lampi e rinforzando di tratto in tratto attaccò di prima con fulmini e saette e durò lo spazio di ore tre e mezzo in modo che pareva la fine del mondo. Fuggivano tutte le famiglie abitanti al canaletto, all'Acquarella, Piazza e Fondaccio ad eccezione del Parroco che confidando in Dio e nella Beata vergine del Rosario parevagli non doversi preoccupare. Furono gravissime le conseguenze e per dire le principali il muro d'intorno all'orto Giorgini fu tutto portato via e l'orto diventò letto del canale. Portò via anche una stanza del mulino Sforza al Bottaccio da dove poco prima erano partiti il mugnaio e famiglia". Nel suo trattato storico, Frugoni ricorda che, dopo l'ennesima alluvione, " Sua Altezza reale il Duca Carlo Lodovico si è degnato di concedere esenzione da qualsivoglia imposizione sia prediale sia personale fino a nuova disposizione" per poi ordinare all'ingegnere Ottolini (si trattava in realtà dell'ingegnere idraulico Lorenzo Nottolini) un nuovo progetto di lavori per costruire la difesa del Paese.
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