Il Tirreno

«La mia odissea per un braccio rotto»

di Alessandra Vivoli
«La mia odissea per un braccio rotto»

Una pensionata: rimpallata fra Carrara e Massa, mi avrebbero ingessato dopo una settimana. Sono andata al Versilia

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CARRARA. Odissea per un braccio rotto: mandata dal Pronto soccorso di Carrara all’ospedale di Massa (dove proprio nelle settimane scorse è stato trasferito il reparto di ortopedia), per poi tornare al monoblocco e scoprire, dopo 4 ore di attesa che l’ingessatura al braccio avrebbero potuto fargliela solo dopo 8 giorni.

A raccontare la sua storia è una pensionata di 72 anni di Marina, Carla Rosi.

E lo fa cominciando dalla fine, ossia dall’epilogo positivo della vicenda: «Una amica mi ha portato all’ospedale Versilia e lì mi hanno subito messo a posto il braccio: ringrazio i medici e gli infermieri che si sono occupati di me. Ma non posso fare a meno di pensare a chi, magari, non ha la possibilità di andare a farsi curare altrove e deve fare i conti con una situazione, quella della nostra sanità, davvero difficile».

Tutto comincia con una banale caduta, lungo la via dei bagni a Marina, giovedì 25 aprile. Approfittando del giorno di festa la signora Carla era uscita per fare una passeggiata con alcune amiche.

«All’improvviso, per un movimento un po’ brusco che ho fatto all’indietro, sono inciampata in un muretto e sono caduta - racconta - Mi sono riparata con il braccio e ho subito avvertito un dolore terribile. Ho capito che era successo qualcosa di grave, insomma che c’era qualcosa di rotto nel mio braccio. Una mia amica mi ha immediatamente accompagnato al Pronto soccorso di Carrara».

Ma è proprio a questo punto che la pensionata 72enne, sperimenta «di persona - come lei stessa dice - e non a parole» cosa ha comportato lo spostamento del polo ortopedico nell’ospedale di Massa (al monoblocco, lo ricordiamo è stato trasferita la chirurgia).

«Dal Pronto soccorso mi hanno portato, a bordo di un’ambulanza a Massa, in ortopedia - continua a raccontare la signora Carla - Qui mi hanno fatto una fasciatura, perché mi è stato riferito che non c’era l’ortopedico. Dicendomi di tornare, la mattina dopo a Carrara per il gesso».

«E così, dopo aver passato una nottata difficile, in preda ai dolori e con l’angoscia di dover ritornare a Carrara e chiedere di nuovo aiuto alle amiche visto che io vivo da sola e non sapevo in che altro modo fare - ricorda ancora Carla - la mattina dopo mi sono presentata al nostro ospedale. Ho aspettato dalle nove fino all’una, per sentirmi dire di tornare il 3 maggio per fare il gesso».

A quel punto Carla, esasperata dai dolori al braccio e dalla prospettiva di dover aspettare una settimana in quelle condizioni, chiede aiuto a un’amica. E trova la conclusione, positiva, della sua odissea.

«È stata lei, e non finirò mai di ringraziarla, a portarmi all’ospedale Versilia - continua nel suo racconto - Qui i medici mi hanno detto come prima cosa che non ce l’avrei fatta ad aspettare fino al 3 maggio con quella frattura: e così, finalmente mi hanno ingessato. Sono stati davvero gentilissimi». «Questa vicenda mi ha colpito e provato - conclude Carla - Penso a tutte le altre persone, anziane come me e che vivono sole, a cui potrebbe ricapitare. Per questo ho già preso contatto con un avvocato per denunciare quello che mi è successo: è stato un incubo e non vorrei dovesse riviverlo qualcun’altro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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