La manifestazione
Salve piscine e casette negli stabilimenti
La Regione cambia il Codice del turismo: le strutture non saranno incamerate dallo Stato
MASSA.
È partita la Calabria, seguita a ruota dalla Toscana. La Regione ha dato il via libera al nuovo Codice del Turismo.
Un tentativo di mettere ordine nella selva normativa che disciplina stabilimenti balneari e concessioni demaniali. Gli operatori portano a casa un risultato importantissimo: le strutture che hanno costruito sulla spiaggia sono salve, non finiranno allo Stato, incamerate tra i beni demaniali. La Regione - in soldoni - ha modificato il concetto di difficile rimozione: ricade nella categoria solo ciò che per essere smontato o abbattuto ha bisogno di oltre 60 giorni. Ma andiamo per ordine. Il Codice della Navigazione, steso nel dopoguerra, parte da un presupposto, oggi - fortunatamente - superato: le opere sull’arenile devono essere rimovibili con facilità nel caso la spiaggia servisse per motivi militari. Se, invece, rimuoverle è un’impresa, il titolare di concessione rischia che il bene finisca nelle mani dello Stato e che lui ne possa usufruire soltanto dietro licenza e pagamento di un canone (più alto di quello demaniale, una sorta di affitto). Per esemplificare: ai sensi del Codice della navigazione un muretto in muratura di 30 centimetri è opera di difficile rimozione perchè in cemento, non lo è invece una casetta in legno tenuta insieme da viti. Vero, però, che abbattere un muretto è cosa più semplice che ridurre una casa in tanti travi e perline.
Le cose, con gli anni, si sono ulteriormente complicate: si sono fatte spazio nuove norme, in primis quelle igienico sanitarie. Leggi sovrapposte, è il caos. In concreto: l’Asl impone che i servizi siano realizzati in muratura e piastrellati, il Codice li considera difficile rimozione. Che fare? La Regione, con il nuovo Codice del turismo, tenta di fare chiarezza e definisce “precaria” ogni opera rimovibile in due mesi. Il che significa - volendo - un intero stabilimento. Un bel risultato per i balneari, anche se per cantare vittoria una volta per tutte è ancora presto: la partita è non è definitivamente chiusa. Lo Stato, infatti, potrebbe rivendicare per sè il diritto di normare aspetti relativi al demanio e alle concessioni. La palla, quindi, passerebbe direttamente alla Corte Costituzionale a cui spetta dirimere le controversie Stato-Regioni. Un primo passo certo, ma match ancora in corso
c.s.
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