La manifestazione
Rsa, preoccupati i lavoratori pubblici e privati
Sette residenze sanitarie sono private, tre pubbliche Incertezza sul futuro e la richiesta di aprire un confronto
AULLA. Nella nuova querelle che è esplosa attorno alle case di riposo lunigianesi, con le sette private che hanno proposto di assumere la gestione delle tre Residenze Sanitarie Assistite pubbliche, quelle di Bagnone, Fivizzano e Pontremoli, la questione è annosa e antica: è meglio il pubblico o il privato?
La discussione viene da lontano, la domanda è fin troppo semplice, non lo è altrettanto la risposta, ma quando ci sono di mezzo centinaia di posti di lavoro il dibattito sui massimi sistemi lascia il tempo che trova. E, come spesso accade, sono i lavoratori, solitamente i soggetti più deboli, a finire fra l'incudine e il martello.
Lavoratori, sia del settore privato sia del settore pubblico, che hanno deciso di alzare la testa e farsi sentire. Iniziamo dalle operatrici che lavorano nelle Residenze Sanitarie Assistite private, le quali hanno consegnato un documento al sindaco di Aulla, Roberto Simoncini.
Si tratta di quarantaquattro persone residenti nel Comune di Aulla su un totale di duecentotrenta fra uomini e donne che lavorano nelle Rsa private in Lunigiana. «Siamo preoccupate per la nostra posizione lavorativa, visto che la crisi generale che attraversa il nostro Paese, ogni giorno sottrae posti di lavoro e conduce la gente e le famiglie alla disperazione. In questa grave situazione, dove il Pubblico sembra dare risposte tardive rispetto all'accelerazione della crisi, ci chiediamo perché non avere il coraggio di sostenere un'operazione di redistribuzione dei posti letto delle Rsa pubbliche nelle Rsa private, avendo la garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali. E', forse, perché non facciamo sentire la nostra voce che si può pensare che il nostro posto di lavoro è sicuro? Ci chiediamo, quindi, quali saranno le nostre sorti a seguito di una costante riduzione degli ingressi dei pazienti nelle Rsa private».
Le quarantaquattro operatrici fanno, poi, notare che alcune di loro sono in cassa integrazione non erogata da gennaio.
Al proposito, il sindaco di Aulla esprime grande preoccupazione: «Non possiamo permetterci di perdere altri posti di lavoro e nei prossimi giorni analizzeremo la situazione» si limita a dire Simoncini.
Ma a cercare sacrosante garanzie occupazionali sono anche le ottanta lavoratrici e lavoratori della cooperativa Cadal, che prestano servizio nelle Rsa pubbliche di Bagnone, Fivizzano e Pontremoli.
«Come possiamo avere la certezza che saremo riassunti dalle Rsa private?».
Una domanda più che legittima che arriva dalle operatrici Cadal, visto che le strutture private, nonostante le rassicurazioni sulla volontà di tutelare l'occupazione, avrebbero esubero di personale. Ma gli interrogativi delle operatrici Cadal non finiscono qui: «E i nostri stipendi? E il servizio che offriamo? Per caso è considerato più scadente rispetto a quello offerto dal privato?» chiedono provocatoriamente?
Nella questione si inserisce anche Pierluigi Trivelli, segretario provinciale della Funzione Pubblica della Cisl, che invita alla cautela: «Occorre tenere conto di tutti gli aspetti e salvaguardare il dato occupazionale, evitando lo scontro tra il pubblico e il privato. La crisi delle Rsa private viene da lontano, dal ritiro delle convenzioni con La Spezia, con cento posti letto in meno. Ora bisogna vedere se sarà possibile recuperare quei cento posti letto con pazienti psichiatrici, che sono all'esterno dell'Asl, guardando anche alla redistribuzione di seicento posti letto di cure intermedie a livello regionale. Quindi, chiediamo l'apertura di un tavolo sul tema con i Comuni e con la Società della Salute della Lunigiana».
Ma a gelare le attese di Trivelli è il presidente della SdS Lunigiana, Riccardo Varese, interpellato in proposito: «Prima la Cisl sputa sentenze, poi chiede il tavolo. A parte il fatto che non ho ricevuto alcuna richiesta ufficiale di aprire tavoli, è bene che la Cisl si informi prima di parlare, evitando di dare le cose per assodate. Rimane il fatto che io non ho mai negato un tavolo a nessuno e sono disposto a un incontro che serva a risolvere i problemi dei lavoratori e degli assistiti»”. Toni duri quelli utilizzati da Varese e che sono originati da un precedente comunicato stampa targato Fp/Cisl. Insomma: quello delle Rsa è argomento caldissimo.
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