Il Tirreno

Port Authority, il bilancio è positivo

Port Authority, il bilancio è positivo

Messineo: ma per fronteggiare la competizione a livello europeo, anche l’Italia introduca l’autonomia finanziaria

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CARRARA. Positivo bilancio 2012 per la Port Authority: le entrate correnti sono state di circa 2 milioni e 800mila euro e le uscite 2 milioni e mezzo, con un avanzo di 300mila euro.

Le spese in conto capitale: entrate per 250mila euro e uscite per 210mila euro con un avanzo di 40mila euro.

«Abbiamo rispettato i limiti di spesa imposti dalle norme – spiega il presidente Francesco Messineo – riducendo le spese di promozione, per le auto di rappresentanza, per le indennità. Abbiamo inviato il tutto al ministero delle infrastrutture. Le Port Authority che avessero il bilancio in perdita sarebbero commissariate. Il problema è però quello che non riceviamo più i soldi dallo Stato, e dobbiamo basarci quindi solo sugli introiti delle tasse navali e sulle concessioni demaniali marittime. Il nostro è comunque un bilancio piccolo, rispetto a quello di altri porti».

«Un tempo nei porti maggiori c’erano enti, con perdite di bilancio. Poi con la riforma la situazione è stata modificata e per quindici anni, lo Stato ha applicato fino al 2009 ritenute a carico del sistema portuale per poter ripianare i debiti dei porti che li avevano accumulati. Oggi, le Port Authority rischiano il commissariamento se hanno bilanci in perdita. Ma non solo: con la legge 84/94 – aggiunge Messineo – avevamo contributi per le manutenzioni ordinarie e straordinarie nei porti, ma dal 2009 i contributi sono cessati. Pertanto le Port Authority vivono sui traffici marittimi che ci sono. La buona notizia è che le tasse portuali sulle navi e merci sono soggette ad aggiornamento Istat, che era congelato da 20 anni. Da due anni i governi avevano deciso di fare l’aggiornamento in base al costo del lavoro. Ma il recupero dell’incremento Istat su due anni era ingente, per cui è stato deciso di dividerlo in tre anni».

L’incremento viene quindi applicato sulle navi che arrivano in porto e sulle merci all’imbarco e allo sbarco, con varie articolazioni. Ed ecco la notizia metà buona e metà cattiva: «L’aumento doveva partire dal 2012, ma non è stato applicato. Con un decreto di fine 2012 sono scattati due scaglioni, relativi al 2012 e al 2013. Le tasse di ancoraggio portuali sono di fatto aumentate dappertutto, cioè in tutta Italia (perché valgono per tutte le Port Authority) del 30%». Attenzione, non sono le tariffe di impresa, ad esempio della Porto di Carrara spa, che applica le proprie in quanto offre servizi in porto. Stiamo parlando di ciò che deve essere pagato all’Autorità portuale. Ebbene questo aumento, che parrebbe vantaggioso per le entrate di bilancio, si scontra col fatto che «tale meccanismo – spiega Messineo – esiste solo in Italia, (cioè le tasse portuali incassate dalle Authority, sono uguali da nord a sud) mentre nel resto d’Europa le Port Authority hanno autonomia finanziaria e quindi possono decidere quanto far pagare alle navi. Cioè, l’ammontare degli aumenti o delle riduzioni lo decidono le Authority e non i governi». Così i porti italiani rischiano di essere penalizzati dalla concorrenza europea. «E c’è di più: in Italia un decreto che consentiva una piccola autonomia è in scadenza. E venendo meno questa piccola autonomia, i porti non potranno applicare sconti agli armatori, né aumenti. Fino al 2008 c’era il boom del traffici, nel Nord Europa le tariffe erano alte e le Port Authority potevano investire. In Italia c’erano tariffe basse che però non consentivano di fare investimenti. Dopo il 2008, con la crisi, il Nord Europa ha abbassato la tariffe, e noi in Italia siamo rimasti con le stesse, perdendo competitività». Insomma una situazione difficile. Ma per il porto di Marina? «Beh ,– dice Messineo – Anche se in Italia occorrerebbe l’autonomia finanziaria delle P.A. il nostro scalo mercantile, grazie all’eccellenza dei servizi portuali, resta competitivo. Se non lo fossimo, non avremo avuto l’incremento dei traffici che c’è stato. E’ venuta meno la linea Messina, ma stiamo lavorando sulle alternative».

Cinzia Carpita

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