Il dolore
Chiese inagibili e pochi soldi
In città quattro edifici hanno bisogno di lavori urgenti, ma mancano i finanziamenti
Sono opere d’arte e simboli: luogo di identità e di riconoscimento. Dove c’è un campanile, c’è un borgo, una comunità, una dimensione collettiva. Così una ferita su una chiesa, è ferita sulla storia. E il nostro territorio di ferite ne ha tante: una ventina di chiese, chiesette e pievi inagibili, da Massa alla Lunigiana. E pochi soldi per restituire loro dignità.
Un quadro triste. A Mirteto cede una trave giovedì sera, crolla una porzione di tetto, finisce sul pavimento e lo distrugge. Pieve storica transennata (impossibile entrare) e sindaco in attesa della relazione dei vigili del fuoco per mettere la sua firma sull’ordinanza di inagibilità.Ora 4mila fedeli devono “trasferirsi” - si spera solo per pochi giorni - nella vicina chiesetta. Era un teatrino e salone per gli incontri pastorali, ora diventa luogo di celebrazione.
Don Luca Franceschini è responsabile diocesano e regionale per i beni culturali, le ferite delle sue chiese le conosce bene: «La Pieve esisteva già in epoca medioevale, qualche mese fa c’è stato un primo cedimento, abbiamo affidato ai tecnici uno studio per ricostruirne l’identità storica. Si tratta di capire se l’attuale struttura è stata edificata sulle fondamenta di quella del x secolo ed, eventualmente, se persistono parti antiche. Lo studio è in corso, purtroppo interrotto da un nuovo crollo».
Su un lato del fiume, soffre Mirteto, sull’altro Borgo del Ponte. La chiesa di San Martino, cuore della Massa antica, convive con i puntelli da oltre un anno, da quella scossa di terremoto, nel gennaio 2012 che ne ha messo in evidenza tutta la fragilità. Una porzione di tetto se ne va in frantumi e per pochi centimetri è salva un’anziana che sta pregando davanti alla statua della Madonna. Ci si trasferisce tutti nel salone parrocchiale fin quando la chiesa non viene rimessa in sicurezza. Oggi i fedeli sono tornati a San Martino, ma i puntelli sono ancora lì. Loro un’altra chiesa ce l’hanno, ma ahime, è inagibile.
A Santa Lucia, infatti, gli effetti delle stessa scossa di terremoto sono stati più pesanti: disegnate nei muri crepe evidenti e ingresso sbarrato: «Stiamo valutando - sintetizza Don Luca - le possibilità di miglioramento sismico». Perchè intervenire su edifici storici non è semplice. Dall’alto guarda la città la chiesa del Carmine, ancora chiusa. Il tetto dell’adiacente ex convento di Santa Chiara è stato riparato, mamanca il via libera per riaprire le porte.
Il capitolo finanziamenti. Tante ferite e pochi soldi: «Dall’otto per mille possono arrivare in diocesi, per le opere d’arte, 350mila euro e in ogni caso - aggiunge Don Luca - i restauri possono essere coperti solo al 50% con quei soldi. Il Ministero della cultura ha bloccato le erogazioni fino al 2015». Non rimane che contare sull’affetto dei fedeli.
Un cantiere aperto. Ci sono fortunatamente i soldi per la chiesa che sorgerà in via Pisa. Per la nuova edilizia i capitoli di finanziamento sono diversi.
I lavori hanno subito un arresto a causa del maltempo e per rivedere la chiesa dove è stata demolita la precedente dovremo ancora aspettare. Forse un paio di anni.
Chiara Sillicani
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