Attenzione
Crollano tetto e volta, pieve di Mirteto inagibile
Ancora un cedimento nella navata laterale della chiesa di San Vitale Don Giuseppe Marino: colpa dei terremoti e delle infiltrazioni d’acqua
MASSA. È solo in chiesa Don Simone Giovannella, vice parroco di Mirteto. Sono le sei del pomeriggio, mezz'ora e celebrerà la messa. Sta preparando le ultime cose, poi un tonfo. Si alza una nuvola di polvere: una porzione del tetto cede, finisce sopra una volta e la cancella. Don Simone si mette al sicuro e tira un sospiro di sollievo: i fedeli non sono ancora arrivati, nessuno si è fatto male.
Nessuno, tranne la Pieve di San Vitale, una storia millenaria, tante dominazioni e l'affetto di un'intera comunità. Il tetto, lungo la navata destra, crolla, ha già dimostrato di star male: qualche mese fa un primo cedimento e la chiusura di una porzione della chiesa e della sagrestia.
Certo gli anni sulle spalle ci sono, il resto lo fanno due scosse di terremoto (gennaio 2012 e 2013) e la pioggia. La conferma arriva dai tecnici. Don Giuseppe Marino, il parroco, chiede la consulenza di un architetto, dopo il primo crollo e la diagnosi è chiara: le infiltrazioni hanno indebolito il tetto. Un primo cedimento e la struttura si fa ancora più fragile. Adesso l'intera chiesa è inagibile: un nastro ne impedisce l'accesso, troppo pericoloso.
Il sindaco Pucci quella pieve la conosce bene, a Mirteto ci vive, i vigili del fuoco lo avvertono, lui va sul posto, c’è anche l’assessore ai lavori pubblici, Fabrizio Brizzi. Vedono i danni e valutano: troppo rischioso entrare. Il primo cittadino si prepara ad un'ordinanza di inagibilità. Oggi la firma.
I tecnici sono al lavoro per capire l'entità del crollo e verificare se è a rischio l'intero edificio o se solo una parte è compromessa. Don Giuseppe si augura che il danno sia rimediabile. Quella è la chiesa di quattromila persone, una parrocchia vivace e impegnata: «Stiamo valutando dove spostarci, dobbiamo controllare - questo il suo obbiettivo -se è possibile interdire soltanto la parte interessata». LA speranza è la revoca, in tempi brevi, dell’ordinanza di inagibilità . Speranza che solo le perizie tecniche possono alimentare o spegnere definitivamente.
La Pieve ha una storia millenaria, nel decimo secolo quella chiesa, ben protetta dalle montagne, in una piana che guarda al mare, già c'è. Certo se la fondazione risale al 986, l'edificio attuale è il frutto di interventi successivi e non sempre ben ricostruibili.
Adesso - questo è indubitabile - serve una messa a nuovo. Un impegno finanziario non da poco per la parrocchia: «Le risorse - spiega Don Giuseppe - possono arrivare dall'8 per mille, dai fedeli o dal Ministero per i beni culturali che ha, però, ufficializzato di non poter erogare contributi fino al 2015».
Una ferita - per una comunità di fedeli e per la storia della città - che rischia di rimane aperta a lungo.
Chiara Sillicani
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