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La Corte dei Conti bacchetta Villafranca

La Corte dei Conti bacchetta Villafranca

Disavanzo di oltre due milioni di euro e rata dei prestiti al 25% delle entrate correnti: «Ma non avete fatto i correttivi»

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VILLAFRANCA. Problemi di bilancio per il Comune di Villafranca. Li rileva la sezione regionale di controllo per la Toscana della Corte dei Conti, alla quale risulta un disavanzo superiore ai due milioni di euro e un eccessivo indebitamento.

Analisi sul rendiconto 2011. I magistrati contabili, in particolare, spiegano di aver preso visione della relazione inoltrata da parte dell’organo di revisione del Comune in merito al rendiconto 2011. Ricordano che la normativa prevede l’adozione di “specifiche pronunce”, nel caso di mancato rispetto degli obiettivi annuali posti dal patto di stabilità interno, dell’osservanza del vincolo previsto in materia di indebitamento dall’articolo 119, ultimo comma, della Costituzione, nonché nelle ipotesi di comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria e di irregolarità grave, ritenendosi tale una irregolarità contabile e finanziaria che incida in modo rilevante sugli equilibri finanziari. E si fa presente che la sezione regionale della Toscana considera “gravi” anche le irregolarità contabili che tali di per sé non sarebbero, ma che costituiscono un rischio per gli equilibri di bilancio, se ed in quanto accompagnate e potenziate da altre connesse irregolarità o da sintomi di criticità o difficoltà gestionali. Le pronunce hanno la finalità di promuovere le opportune misure correttive da parte dell’Ente, la cui efficacia e validità saranno oggetto di verifica da parte della Sezione stessa. Alla Corte dei Conti risulta nell’esercizio 2011 «un risultato di gestione negativo generato dal mancato finanziamento del disavanzo di amministrazione pregresso», e ciò «induce ad una valutazione complessivamente negativa, in termini di sana gestione e sostenibilità finanziaria nonché di mantenimento degli equilibri di bilancio negli esercizi futuri. Il disavanzo accertato dalla sezione è di 2.162.883,39 euro». Si fa notare che «in sede istruttoria, è emerso che l’Ente ha approvato un piano triennale del finanziamento del disavanzo di amministrazione 2011 ed anni pregressi che prevede l’impiego di entrate derivanti da alienazione di beni patrimoniali», in sostanza, dalla vendita di beni. Ma, aggiungono i magistrati contabili, «Tale modalità di copertura del disavanzo di amministrazione, qualora venisse estesa anche all’esercizio 2013/2014, potrebbe rappresentare una grave irregolarità contabile in quanto l’utilizzo delle suddette entrate è ammissibile esclusivamente per il finanziamento di spese di investimento ovvero, in assenza di queste o per la parte eccedente, per la riduzione del debito». Non è finita: «Altresì, la gestione di cassa, nel triennio 2009/2011, ha evidenziato l’impiego di anticipazioni di tesoreria non rimborsate al termine di ciascun esercizio e di fondi aventi specifica destinazione per spese di parte corrente, non ricostituiti al termine dell’esercizio. Tali circostanze denotano una sostanziale difficoltà nella gestione dei flussi di cassa, con evidenti riflessi sul bilancio dell’Ente, per i costi connessi all’esposizione bancaria e con preoccupanti rischi per la tenuta finanziaria dell’ente». La Corte dei Conti bacchetta inoltre il Comune perché ricorda che «in sede di verifica del bilancio di previsione 2011, aveva suggerito l’adozione di provvedimenti correttivi in ordine alla costruzione degli equilibri che non appaiono essere stati integralmente adottati». Quindi, invita ad adottare i provvedimenti che evitino il ripetersi «delle gravi irregolarità riscontrate».

Troppi prestiti. Non è finita: la Corte dei Conti sottolinea che «dall’esame delle informazioni desunte dal questionario sul rendiconto 2011, si è reso possibile valutare il peso che complessivamente grava sul bilancio corrente a seguito delle operazioni di indebitamento. Se si considera l’intera rata dei prestiti che l’Ente annualmente è tenuto a rimborsare, si ottiene una percentuale di incidenza sulle entrate correnti pari al 25,6%. Tale percentuale, che è superiore al livello considerato critico dalla sezione, denota una forte rigidità strutturale del bilancio dell’Ente, e pone dubbi sulla sua capacità di tenuta nel lungo periodo». Altra raccomandazione per concludere: provvedere in modo da evitare il ripetersi delle «gravi irregolarità riscontrate».

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