Il Tirreno

Ucciso dalla motosega, al via processo

di Alessandra Vivoli
Ucciso dalla motosega, al via processo

Sotto accusa per omicidio colposo l’amico del 39enne travolto dall’esplosione del macchinario mentre tagliava legna

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CARRARA. Il macchinario per tagliare la legna era letteralmente esploso, il 4 novembre di tre anni fa, mentre stava tagliando la legna insieme a un amico, in un terreno agricolo vicino a casa, a Fossone.

Una grossa "scheggia" d'acciaio era partita come un proiettile colpendo in pieno alla testa un giovane cavatore, Vitale Ciuffi di 39 anni, originario di Massa ma trasferitosi a Bergiola. Insieme a lui c’era Cristian Galloni, 31 anni, amico e collega, sia nella cava di Gemignani e Vanelli (Sagevan) di Calocara, sia nella piccola attività di raccolta e vendita legna che gestivano insieme, a Fossone, nell'appezzamento di terra vicino alla casa di Galloni in cui si è consumato il tragico dramma.

Lo scoppio del macchinario provocò a Vitale Ciuffi un ferita devastante che, non gli ha lasciato scampo a Ciuffi: morì poche ore dopo il ricovero in ospedale dove era giunto già in stato di coma.

Ieri, a tre anni di distanza dalla tragedia si è aperto il processo che vede come imputato, con l’accusa di omicidio colposo, Cristian Galloni difeso dagli avvocati Luca Lattanzi e Alessandro Tavarini.

Al via il processo. Cristian Galloni, l’amico di Vitale Ciuffi, il cavatore ucciso dallo scoppio della sega a nastro è imputato di omicidio colposo (art.589 c.p.). In sostanza, come si legge nel capo di imputazione: «perchè con colpa, costituita in negligenza, impudenza ed imperizia, avrebbe utilizzato la sega a nastro Comap senza aver letto con attenzione il manuale di istruzione. E senza aver osservato le indicazioni presenti sulla sega, collegandola al motore del trattore e facendolo girare a un numero di giri superiori a quelli consigliati, imprimendo alla macchina trattrice un’elevata velocità, che arrivava ad un regime di oltre 552 giri al minuti. Cagionando la rottura del volano».

Insomma, secondo il capo d’accusa, l’amico del Ciuffi, che stava tagliando insieme a lui la legna, avrebbe dovuto controllare la velocità dei “giri” della sega a nastro per impedire un’eccessiva velocità, quella che poi avrebbe provocato lo scoppio del macchinario.

Il medico legale: ferite compatibili con lo scoppio del macchinario. Il medico legale, dottor Maurizio Ratti, ieri mattina ha depositato la sua relazione sul tavolo del giudice Ferri. E ha dichiarato: «Mi occupai dell’esame autoptico su incarico della dottoressa Alessandra Conforti. Da quanto emerso posso affermare che le ferite riportate dal Ciuffi e il devastante trauma cranico che ne provocò la morte erano compatibili con la rottura del macchinario e con il pezzo di acciaio che ha colpito in pieno il cavatore».

La difesa: quella sega può essere pericolosa. Non ha ancora scoperto le carte la difesa di Cristian Galloni.

Ma la linea sembra quella di tirare in ballo le eventuali responsabilità del costruttore della sega a nastro e la necessità di porre sulla macchina, utilizzata per tagliare la legna, un limitatore di velocità o un cicalino che avvertisse in caso di superamento dei giri.

In sostanza secondo i legali Luca Lattanzi e Alessandro Tavarini il costruttore del macchinario non avrebbe fatto il possibile per evitare pericoli legati all’utilizzo della sega a nastro.

La difesa insiste sul fatto che sarebbe opportuno verificare se il macchinario della Comap risponde o meno alle normative europee in materia di sicurezza: «Per evitare - ha sottolineato l’avvocato Luca Lattanzi - che tragedie come quella costata la vita a Vitale Ciuffi possano ripetersi».

Ieri sono sfilati poi davanti al giudice alcuni tecnici dell?Asl che effettuarono i rilievi sul luogo dell’incidente, nel terreno agricolo di Fossone. Il processo è stato aggiornato al 22 maggio sarà l’ingegnere consulente della difesa, la mogli e di Galloni e il negoziante che vendette la sega a nastro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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