Sicurezza
Attori e location made in Massa per film di Fruzzetti
Il giovane regista firma “Tutta colpa di una figlia alimentata ad elio”. Tonina Vivoli di Forno è la star
MASSA. Ciak si gira: Giancarlo Fruzzetti, regista emergente massese allo specchio. «Tutta colpa di una figlia alimentata ad elio», è il titolo del film firmato da Fruzzetti e ambientato nella nostra città con attori locali. Un’opera di spessore che attanaglia il cuore e che ti tiene legato allo schermo per le emozioni che da questi traspare. Da scrittore a regista un passo importante per questo giovane artista. Dopo un periodo di collaborazione con il Tirreno, nel 2005 scrisse un libro, “ Manicomia” che ha partecipato al salone di Torino. Successivamente ha realizzato il suo primo cortometraggio: Giallo Amianto. Trattava dell'inquinamento da amianto e di una morte legata a questo.
Nel 2009 giunge la laurea presso la facoltà di Lettere con indirizzo cinema, musica e teatro e poi la svolta verso ambizioni più elevate. Puntare al grande schermo con una pellicola che esprimesse la sua visione del mondo e della vita. Abbiamo colto l’occasione per scambiare alcune battute con il trentenne Giancarlo, scrittore che, dopo alcuni anni vissuti fuori dall'Italia per studio e lavoro, è tornato a Massa per realizzare il proprio sogno: un film.
Un titolo inconsueto per un lungometraggio, cosa significa per te “Tutta colpa di una figlia alimentata ad elio”?
«Esprime la leggerezza e la superficialità del concetto di vita in questa società».
Come lo definiresti?
« Il film è parte di un cinema di tipo sperimentale di matrice umanista-esistenziale che cerca di descrivere le emozioni di persone comuni. Il film è un modello di metacinema, in quanto una riflessione sul cinema stesso e sui sogni di coloro che vorrebbero farlo, e non è nulla di commerciale: a tratti è pesante, sporco, imperfetto, ma l'ho voluto così proprio per far capire da dove è venuto e soprattutto come me».
Parole motivate cariche di una costante analisi e riflessione...
« Tutta la trama gira intorno a un -salto quantico-, una nuova presa di coscienza, una rivalutazione del tutto. Io come autore non credo nella competizione tra gli uomini per raggiungere un obiettivo, perché, secondo me, quell'obiettivo non esiste e, ammesso esistesse davvero, sarebbe una finalità comune. Non mi interessa dove porta una strada, mi interessa come la percorro. Faccio quello che mi sento di saper fare per me e per gli altri e di cui ho bisogno per andare avanti. Il mio rapporto con la scrittura è una necessità, lo dico perché atto dello scrivere è solo l'ultima parte della stessa; le storie nascono nella mente, e questo succede nei momenti più disparati della giornata e in qualsiasi luogo mi trovi, senza comando alcuno. A questo punto o le guido, le assecondo e le controllo, oppure mi danno dei problemi anche seri. Le repressioni non mi stanno molto a cuore»
Fruzzetti ha voluto al suo fianco alcuni nostri concittadini per questa sua impresa: «L'attrice principale è Tonina Vivoli, artigiana di Forno che incarna il mondi di una donna semplice a contatto con i problemi di tutti i giorni. Di Tonina ammiro la spontaneità, la bellezza interiore. È un personaggio della strada ed è riuscita a recitare se stessa in un contesto fittizio. Ha fatto una profonda analisi di se e delle sue emozioni riproducendole seguendo la trama».
Il lungometraggio si ambienta tra Forno e Massa e parla di tre persone che appartengono ad altrettante classi sociali diverse e senza saperlo soffrono per gli stessi problemi che manifestano con svariate sfumature.
Dove hai scovato i tuoi personaggi?
«Ho lavorato con gente della strada, persone che potessero raccontare la vita di tutti i giorni, la parte sofferta dell'animo umano frutto di una società in crisi che è essa stessa conseguenza della crisi degli ideali e dei valori. I personaggi sono uomini, donne malati di tristezza che vivono per mandare avanti il corpo a cui basta alimentarsi, persone costrette a mentire al mondo per essere come gli altri e guadagnarsi un posto in questa società».
Hai definito la tua opera come un inno alla stupidità cosa intendevi?
«La parte stupida dell'essere umano è quella fantastica che soccombe alla razionalità. L'uomo deve ricominciare a guardare se stesso in tutta la sua piccolezza ed i suoi limiti che inverosimilmente sono le cose più grandi».
Ma le difficoltà lungo la strada che porta al successo non sono poche...
«Vorrei partecipare a concorsi internazionali (Sundance Films e Festival di Torino), ma devo sottotitolare il film in inglese. Purtroppo dopo aver dato fondo a tutte le mie finanze mi sono confrontato con una realtà in cui non esistono forme di finanziamento per chi non possiede partita iva e dovrò dare i salti mortali per fare le traduzioni».
Cosa vedi nel tuo futuro?
«Il film è stato molto apprezzato in ambito universitario a Pisa soprattutto dal professor Pier Marco De Santi, docente di storia del cinema italiano con cui ho fatto la tesi e che mi sta seguendo ed aiutando per far vedere questo lavoro. Stiamo aspettando il concorso Europa Cinema che speriamo ci sia nonostante la crisi a cui presenterebbero il mio film. Vorrei trovare risorse per mandare avanti questo progetto ma non solo. Noi abbiamo bisogno dell'arte per capire cosa ci sta succedendo e come possiamo risolvere i problemi che oggi sembrano insolubili».
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