La manifestazione
Campocecina, nominato il superperito
La procura accelera per fare luce sul tragico schianto del velivolo in cui persero la vita il colonnello Marcucci e Lorenzini
CARRARA. Il quesito chiave posto dalla procura di Massa al super-perito per fare definitivamente luce, finalmente, sulla morte del colonnello Alessandro Marcucci e di Silvio Lorenzini, è lineare nella formulazione: chiarire se il decesso sia dovuto all’impatto con il terreno, a un malore che abbia potuto far perdere il controllo del mezzo, oppure a un’esplosione avvenuta all’interno del velivolo.
In sostanza, è questa la domanda a cui il super-perito nominato d’intesa dal procuratore capo Aldo Giubilaro e dal pm titolare dell’inchiesta, Vito Bertoni, dovrà rispondere in sessanta giorni. Come abbiamo riferito nelle scorse settimane, il procuratore capo Aldo Giubilaro ha accolto la richiesta presentata dall’associazione antimafia Rita Atria (la ragazzina che aiutò il giudice Paolo Borsellino a decapitare parte dei poteri mafiosi e che dopo l’attentato mortale al magistrato si suicidò) di far riaprire le indagini sulla morte di Alessandro Marcucci e Silvio Lorenzini, avvenuta a seguito dell’incidente aereo di Campo Cecina del 2 febbraio 1992. L’associazione è convinta – attraverso sequenze fotografiche e documentali - che il velivolo su cui le due vittime viaggiavano non precipitò per una condotta di volo azzardata posta in essere dal pilota Alessandro Marcucci (come invece affermato dalla Magistratura di Massa e confermato dalla Commissione di Inchiesta Tecnica, nominata dal Ministero dei Trasporti e presieduta dalla dottoressa Italia), ma per uno “strano incidente” che, fra le ipotesi dell’associazione, potrebbe essere attribuito ad un attentato con un ordigno al fosforo, il quale potrebbe essere stato fatto esplodere dal cruscotto di pilotaggio sul volto del pilota e verso l'interno del velivolo.
Dopo un esposto presentato in parlamento a febbraio dell'anno scorso proprio in occasione dei vent'anni dalla morte del colonnello Marcucci, l’associazione ne ha presentato un altro in procura, a Massa.
L’esposto, corredato da filmati televisivi, fotografie e documentazioni, ha convinto il procuratore capo Aldo Giubilaro a riaprire l’inchiesta. «Abbiamo individuato delle potenziali incongruenze e imprecisioni – aveva spiegato il magistrato apuano – Rispetto a ventun anni fa tecniche investigative e mezzi scientifici a disposizione degli inquirenti sono sicuramente superiori, ritengo che si tratti di un caso meritevole di attenzione, pertanto riprendiamo in mano tutto il fascicolo. Come sempre in questi casi, si parte dalla documentazione già agli atti, e da lì ripartiamo. Pur sapendo che ci sono delle obiettive difficoltà per il tempo trascorso: più mezzi tecnici e scientifici, ma anche ventuno anni di mezzo».
E adesso, ecco un super perito che dovrà sgombrare il campo da ogni dubbio. Il punto è che se il decesso fu dovuto a traumi per una caduta in conseguenza di un errore umano oppure se l’aereo perse quota e toccò il terreno a causa di un malore del colonnello, l’inchiesta si chiude in fretta. «Quello della perizia tecnica – aggiunge il procuratore Giubilaro – è un percorso indispensabile. Alla luce della risposta che ci daranno gli esperti procederemo. Se fosse confermata l’ipotesi dell’incidente, faremmo anche noi una richiesta di archiviazione. Altrimenti, qualora ci dovessimo trovare di fronte all’ipotesi di un decesso dovuto ad un carico esplodente, andremo avanti alla ricerca dei responsabili del reato». (m.b.)
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