Il dolore
L’abbraccio di Bergiola a padre Marino
Un paese intero stretto attorno al cavatore divenuto sacerdote. L’emozione di mamma Piera: è una gioia immensa
CARRARA. «Sono troppo emozionata, non so davvero cosa dire. Avere un sacerdote in casa è una gioia».
Lo dice con la voce rotta dalla commozione mamma Piera. Il figlio, Marino Lucchesi, è stato appena ordinato sacerdote nella gremita chiesa di San Rocco, a Bergiola. Tutto il paese si è stretto attorno a padre Marino, e alla sua famiglia. Tutti hanno gli occhi lucidi quando un abbraccio al vescovo segna la fine del rito di consacrazione: Marino Lucchesi è diventato “strumento di Dio” come sottolinea fra gli applausi dei parrocchiani monsignor Giovanni Santucci.
È stata una giornata particolare quella di ieri per Bergiola. Salendo in paese, poco prima delle cinque per partecipare alla massa solenne di ordinazione di padre Marino, un cartello giallo campeggiava su un muro, proprio all’ultima curva: “Festa di fra Marino”.
La chiesa di San Rocco, accanto al cimitero del paese, già nel mezzo del pomeriggio era già gremita. Impossibile entrare, in molti hanno seguito la cerimonia in piedi, sul sagrato.
Padre Marino arriva insieme ad altri frati di San Miniato, il convento in cui venne indirizzato all’indomani della sua vocazione, o meglio folgorazione, nella Pasqua del 1997. A chiudere il corteo monsignor Giovanni Santucci.
«È una gioia vedere la grande partecipazione a questo rito che consacrerà un nuovo sacerdote, qui c’è un paese intero, giovani, vecchi e anche tanti bambini - ha esordito monsignor Santucci nella chiesa di San Rocco - I giornali hanno parlato del tuo cammino, dalla cava al presbiteriato caro fratello Marino. Ma non è un cammino così strano, Gesù faceva tutti pescatori per poi farli diventare pastori. Questa di oggi è la risposta a una vocazione a lungo coltivata: il Signore ti fa strumento nelle mani di Dio».
Il vescovo ha poi annunciato i gesti, le parole di un rito antico e molto suggestivo.
«Quello che vedrete sarà molto chiaro, non servono parole da aggiungere - ha ricordato - Il rito termina con l’unzione delle mani: tutto quello che d’ora in poi farà padre Marino sarà trasformato dal Signore».
Monsignor Giovanni Santucci ha parlato anche della crisi delle vocazioni: «È una gioia vedere un nuovo sacerdote nella nostra diocesi - ha detto - Dobbiamo pagare perché ce ne siano di più, e, con onestà, non che siano sempre in famiglie diverse dalla nostra». Terminata l’omelia il vescovo ha proceduto al rito della consacrazione. E poco prima delle sette di sera Bergiola, con le campane a festa ha salutato il compaesano padre Marino Lucchesi in veste di sacerdote.
Emozione palpabile tanti occhi lucidi al termine della lunga funzione.
«Marino è sempre stata una persona buona - dicono in molti sul sagrato della chiesa - sembrava che la sua strada fosse già segnata. Nessuno si è stupito più di tanto quando ha deciso di diventare sacerdote». Fra i più commossi i familiari di padre Marino. La madre, Piera Dell’Amico, esce per ultima dalla chiesa. Tutti vogliono abbracciarla, tutto il paese in fila per congratularsi per la strada intrapresa dal figlio. «Non so cosa dire, sono frastornata - ripete mamma Piera - solo che siamo tanto felici».
Anche una delle sorelle di padre Marino, Agnese (l’altra è Maria Teresa) riesce a stento a contenere l’emozione.
«Un fratello che si consacra al Signore è una cosa bellissima, difficile dire cosa si prova - dice Agnese - Ma è una sensazione speciale, ci riteniamo fortunati ad avere un sacerdote nella nostra casa».
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