Il Tirreno

Rosaia, squadra 50: sì, per il cinghiale bastano due giornate

Rosaia, squadra 50: sì, per il cinghiale bastano due giornate

Pianeta caccia, le “Cicale” esistono da 35 anni e operano in una delle aree migliori della Lunigiana. Ritrovo a Corneda

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TRESANA. La caccia per Franco è un momento speciale che affonda il ricordo, delicato e vivace, nella prima infanzia.

Era stato il padre, quando ancora era un bambino, a fargli conoscere il brivido della battuta, le tracce, la lepre, il profumo della polvere da sparo, la fatica, l'emozione.

Lo aveva iniziato ai primi segreti dell'arte del cacciatore e lo aveva fatto innamorare, ancora in tenerissima età, di quella che è ancora oggi la sua più grande passione.

«Lo svegliavo sempre io, nel cuore della notte, perché aspettavo con trepidazione il giorno di caccia. Quando sei bambino - racconta con un filo di nostalgia - la vivi come un'avventura. Era una grande avventura».

Nonostante la scomparsa prematura del padre quando aveva appena 10 anni, Franco ha continuato a coltivare quella passione che aveva condiviso, anche se per pochi anni, con lui: «Ho continuato grazie ad Angiolino Tonelli, un amico di papà ad andare a caccia. Alle 5 del mattino ero già al campanello a suonare».

Franco Rosaia è un commerciante ben noto nel comune di Aulla dove vive e dove gestisce una ferramenta; 55 anni, da una quindicina è il capo della squadra numero 50 che caccia nell'area omogenea 9, nel Comune di Tresana.

Cacciatore di lungo corso - è stato uno dei co-fondatori - a lungo gregario di Angelo Bianchini, l'ex capo squadra ed amico ancora impegnato in prima linea nella gestione della squadra.

Un cambio al vertice naturale e preparato in anni di "educazione e scuola" a fianco del capo: «Da lui ho imparato tanto: - ammette - e per me che sono cresciuto in questa squadra è doppiamente una soddisfazione poterne essere il capo squadra».

"La Cicala" - così è stata chiamata "una sera" la squadra di Bianchini-Rosaia durante una delle cene nella casa di caccia - ha la fortuna di presidiare alcuni dei territori più belli e ad alta presenza di cinghiali dell'intera Lunigiana.

Le maglie della Cicala coprono lo spazio tra Podenzana, Mulazzo, Parana: «E’ vero, le zone sono molto belle - sottolinea - è un habitat favorevole al cinghiale».

Lepraiolo agli inizi prima di dedicarsi alla caccia al cinghiale, «una scelta obbligata» dice, Franco è un canaio come molti suoi colleghi capo-squadra.

Paco, Taco e Pepe sono i nomi dei suoi tre "amici a quattro zampe" che insieme ad una altra ventina di cani formano una squadra formidabile ed esperta: «L'aspetto senza dubbio più bello ed affascinante, almeno per un canaio, non è l'atto in sé dello sparo ma quello preparatorio a quel momento. Il cinghiale è una conseguenza, è un attore del gioco; i cani sono i veri protagonisti della battuta».

Come molti suoi colleghi capo squadra anche Franco è d'accordo sulla riduzione delle giornate di caccia. Due giorni sono sufficienti: «Tre sono sinceramente troppe e troppo faticose anche solo da gestire. Non vai a caccia tre volte la settimana: si lavora, si ha anche una vita privata. Vanno bene due giorni: il mercoledì o il giovedì e la domenica. Questa è una caccia stressante per l'uomo e soprattutto per il cane; cammini per ore, a volte anche per chilometri. Il piano di prelevamento, i suoi obiettivi a cui noi partecipiamo con i nostri 130 capi quest'anno, può essere raggiunto anche con meno giorni di caccia».

Il leader delle Cicale chiude anche ad un prolungamento del periodo: «Due mesi sono giusti e bastano - spiega infatti il caposquadra - cacciare a gennaio presenta una serie di problematiche».

Dopo 35 anni di storia la squadra 50 ha mantenuto intatto lo spirito con cui i suoi fondatori l'hanno creata: «Questa è una famiglia più che una squadra; c'è affiatamento, amicizia che va oltre la battuta; ci sono valori, rapporti umani che sono cresciuti con il tempo vivendo la stessa passione. Chi ama la caccia dà un valore particolare a questi rapporti. Non condividiamo solo una passione, uno sport - spiega - condividiamo un percorso di vita che ci porta ad intrecciare le nostre storie più e più volte». Nella casa di caccia di Corneda, piccola frazione di Tresana, le "Cicale" consumano il day after: «Ci raduniamo intorno al camino, si mangia, si parla, si beve e si sta insieme.Questa è la vera caccia».

35 anni, anno più anno meno di storia, la squadra 50 esiste grazie alla passione di personaggi come Mauro Cinquanta, Giovanni Bianchini, Carlo Borrini, Silvano Franchini, Giuseppe Antoniotti e alla longevità cacciatoria dell'highlander del gruppo, Rino Sbarra, 89 anni.

«Spara e colpisce ancora; - precisa il caposquadra Franco Rosaia - caccia con noi come se fosse un ragazzino. Ha anche un paio di by-pass. E' un grande».

Insomma, la caccia come grande momento di aggregazione collettiva e come filo conduttore per le vicende personali ditante persone, unite da un’unica passione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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