Il Tirreno

A 3 anni di età aziende già moribonde

di Cinzia Carpita
A 3 anni di età aziende già moribonde

Peggiora il tasso di sopravvivenza, nel 2012 cessate 4 attività al giorno. La morsa del fisco, dei costi e della burocrazia

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CARRARA. Un 2012 da dimenticare per l’economia apuana sotto il profilo della sopravvivenza aziendale. Anche se è stato l’anno boom delle esportazioni, per un valore di 1,8 miliardi di prodotti venduti, siamo invece al profondo rosso nella dinamica delle imprese, che secondo l’Istituto studi e ricerche della Camera di commercio, per restare sui mercati (quelle che ci sono riuscite) hanno fatto proprio dei miracoli. I costi sono così alti da portare a zero i margini di sopravvivenza. Una morsa micidiale, ha detto Massimo Marcesini delll’Isr: difficoltà di accesso al credito, consumi ridotti delle famiglie, competizione internazionale agguarrita, fisco sempre più pesante.

Nel 2012 nella provincia hanno chiuso i battenti 4 aziende al giorno. Le iscrizioni al registro imprese della Camera di commercio sono state 1.495 e fronte di 1.418 cancellazioni, ma anche se il saldo è positivo, con un tasso di crescita dlelo 0,34%, sotto il dato regionale (0,37) e sopra quello nazionale (0,31), molte nuove imprese hanno vita breve, di due o tre anni. E spesso l’apertura di una partita Iva con il sogno di avviare un’attività, è l’ultima speranza dopo una precedente espulsione dal mondo del lavoro.

Il 28% di iscrizioni nel 2012 riguarda aziende che non hanno avviato alcuna attività. Fantasmi. Inoltre, 481 imprese apuane hanno procedure concorsuali in atto, e oltre mille hanno procedure di scioglimento o liquidazione. Sono numeri drammatici che fanno dire al presidente dell’ente camerale, Norberto Ricci, che ormai nel territorio apuano ci sono più ombre che luci. «A livello locale e nazionale i problemi del lavoro e delle aziende, non fanno parte della discussione politica. Il lavoro dovrebbe essere al centro dell’interesse della politica che invece si spartisce le poltrone ed è sempre più distante dalle imprese e dai loro dipendenti. I gridi d i allarme dei sindacati, delle associazioni, della Camera di commercio non sono stati raccolti e i numeri di oggi ce lo dimostrano». Ricci prefigura una grande depressione. «Ma volendo essere ottimisti, bisogna insistere. Sperare che girando l’angolo ci sia qualcosa di meglio».

Il presidente dell’ente camerale, Alessandro Beverini, aggiunge: Bisognerebbe dare una medaglia d’oro a chi apre oggi un’impresa, con tutti i costi che ci sono. Spesso chi apre un’attività lo fa perché non ha alternative dopo essere stato espulso dal lavoro. Ma in molti hanno però un’idea molto vaga del concetto di impresa. Sono poche le nuove imprese veramente strutturate. Tante altre chiudono dopo 2 o 3 anni. Noi comunque stimoliano la voglia di fare impresa, andremo nelle scuole a diffondere la cultura degli istituti tecnici che danno possibilità di entrare subito nel mondo del lavoro, mentre le università registrano un tasso elevatissimo di abbandono».

Ma ecco altri numeri della crisi: secondo il registro imprese apuane, a consuntivo 2012, quelle con sede legale a Massa Carrara sono 22.0695 di cui 19.177 attive. Sommando le unità locali, che sono 4.499 si arriva a 27.104 localizzazioni presenti a fine 2012. Circa la metà del totale sono imprese individuali. La dinamica delle imprese è rallentata rispetto al 2011. Ci sono saldi negativi fra iscrizioni e cancellazioni in quasi tutti i comparti, maggiormente nelle costruzioni che hanno perso 115 unità, seguite dal commercio (- 87). Stabile con 3 chiusure e 3 aperture l’estrazione del marmo. Consuntivi positivi per agricoltura (+ 23 unità), agenzie viaggi, e servizi alle imprese (+ 15 unità).

Quasi un’impresa al giorno nel 2012 (in totale 331) ha attivato procedure di scioglimento o liquidazione. Per lo più nel commercio, seguito dalle costruzioni, dalle attività manifatturiere e dai servizi di alloggio e ristorazione.

Un indicatore nuovo è stato considerato dall’Isr: il tasso di sopravvivenza, rispetto ad aziende iscritte nel 2009, nel 2010 e nel 2011. Ebbene nel primo biennio sono rimaste vive l’86% delle aziende, per arrivare al tasso del 67% nel 2012. Un’azienda su tre è nata e morta nel giro di tre anni.

Resiste di più l’gricoltura, il turismo è invece fra i comparti più vulnerabili. Ma c’è un altro elemento di preoccupazione: fra il 2011 e il 2012 le imprese iscritte e sopravvissute sono state l’85,3%, cioè diminuisce la sopravvivenza nell’arco di un anno. Gli effetti della crisi del 2009 hanno una coda malefica. Le imprese di giovani sono il 10,4% del totale, quelle femminili sono il 24% e quelle con stranieri sono il 9,8%.

Il loro futuro è pieno di incognite.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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