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la vicenda

Prima una partita al circolo, poi la cena e infine l’arresto

Prima una partita al circolo, poi la cena e infine l’arresto

MASSA. Un’indagine granitica quella sul delitto delle forbici, condotta dal pubblico ministero Alessandra Conforti e dai carabinieri. Le prove raccolte dagli inquirenti hanno convinto nell’ordine:...

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MASSA. Un’indagine granitica quella sul delitto delle forbici, condotta dal pubblico ministero Alessandra Conforti e dai carabinieri. Le prove raccolte dagli inquirenti hanno convinto nell’ordine: giudici del primo grado di Massa, dell’appello di Genova, della Cassazione. Non solo è stata respinta da parte dei magistrati di Torino (dopo l’appello) la richiesta di revisione e anche la Corte europea dei diritti dell’uomo ha detto no una volta.

Ricostruiamo però gli eventi di quel tragico 13 novembre 1999. Silvio Francini e il suo amico Giorgio (non mettiamo il cognome) passano il pomeriggio nel circolo Arci di Castagnola. E lì incontrano Fabio Abbinante, il marmista che poche ore dopo sarebbe stato trovato agonizzante vicino al tribunale. I tre giocano a carte fino all’ora di cena e poi decidono di andare a mangiare insieme in un ristorante. Dal locale escono poco prima di mezzanotte. E sul taxi di Francini si dirigono verso Castagnola, ma qui Abbinante chiede di prolungare la serata andanto a Marina in un altro locale per fare una mano di poker. Francini dice di no e i due iniziano a litigare, mentre Giorgio resta praticamente immobile a fianco del tassista. Silvio ferma l’auto all’altezza del tribunale, prende le chiavi in mano e scende: apre lo sportello di dietro e invita Fabio a scendere. Vede che il marmista nel frattempo si è svestito, lo strattona e una volta in piedi lo colpisce con un pugno. Poi butta gli abiti in terra e dice che è andato via, lasciando Giorgio e Abbinante. Per gli inquirenti invece sferra le forbiciate all’addome del giovane.

Comunque il tassista torna indietro, carica l’amico in auto e insieme tornano a casa. Prima però chiamano l’ambulanza da una cabina telefonica: «Correte c’è un uomo che si è sentito male». Poche ore dopo i carabinieri suonano alla porta di Francini e gli chiedono di seguirli in caserma. Una volta lì gli mostrano una patente e gli dicono che quella persona è stata uccisa e che sanno per certo che era con lui. A incastrarlo la testimonianza del padre della vittima che lo conosceva e che lo aveva visto uscire dal circolo col figlio. I militari poi trovano le forbici accanto al cambio dell’auto del sospettato. Lui non sa dare spiegazioni. E si aprono le porte del carcere, dove ci rimane per quattro anni e dieci mesi facendo il sarto e il meccanico.

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