Il Tirreno

«Intitoliamo aula dell’Itis all’amico Franco»

«Intitoliamo aula dell’Itis all’amico Franco»

La richiesta di un ex collega di Cordoni. Intanto è stato ritrovato il cellulare: era a casa di una parente

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MASSA. Gli amici continuano a ricordare Franco Cordoni, il professore di matematica in pensione deceduto domenica mattina sulle Apuane. «Per me era l’amico Franco - scrive l’ex collega Gianni Perfetti -. Ci eravamo conosciuti da ragazzini, quando giocavamo a calcio nei campetti di periferia, prima che lui diventasse un ottimo calciatore. Ci siamo poi ritrovati, negli ultimi undici anni, a lavorare insieme all’Itis Meucci. Sono molti i motivi per cui il professor Cordoni potrebbe essere preso ad esempio. Con Franco, nel quotidiano della vita scolastica, non esisteva problema che non potesse essere risolto: anche quando le difficoltà sembravano insormontabili, quando pareva inevitabile lo scontro, lui trovava sempre -con fantasia e creatività una via d’uscita, un accordo».

E Perfetti continua: zBellissimo era il suo rapporto con gli studenti, non solo per le molte attività nelle quali riusciva a coinvolgerli, a partire dal teatro, ma soprattutto per la sua disponibilità ad ascoltare i problemi dei ragazzi e ad adoperarsi per risolverli. Sarei contento se l’aula destinata alle attività teatrali potesse essere a lui intitolata, coerentemente ad una consolidata tradizione dell’istituto tesa a perpetuare il ricordo delle persone che tale istituto hanno reso grande».

In attesa di una decisione della scuola che ha visto Cordoni ogni giorno alla cattedra tiene banco la richiesta dei figli del pensionato di aprire un’inchiesta sulla sua morte. Gli inquirenti restano scettici, ma se arriverà la richiesta formale di un avvocato faranno i passi che devono fare. Ieri intanto uno dei quesiti posti dai parenti di Franco ha trovato risposta: il cellulare si trova in casa di un familiare. Nessun mistero quindi. Come nessun mistero sembra esserci sulle ferite che il medico legale Maurizio Ratti ha riscontrato nell’esame esterno del corpo: non sono tali da causare il decesso. Il pm Vito Bertoni quindi ha archiviato il caso e così i carabinieri che hanno giudicato attendibili le parole dell’unico testimone, l’uomo che era con Franco sulle Apuane a raccogliere asparagi.

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