Sicurezza
«Ci hanno scambiati per delle spie, ma sono stati gentili»
Andrea Vignali e i colleghi rapiti in Siria si raccontano in tv «Preoccupati per Susan, volevano tagliarle le mani»
MASSA. Andrea Vignali, videoreporter di 34 anni, rapito in Siria e rilasciato sabato scorso, ieri mattina era ospite di Uno mattina, dove ha raccontato la storia del suo sequestro assieme ai colleghi Amedeo Ricucci, giornalista Rai, e Susan Dabbous, giornalista italosiriana.
Le foto di Andrea stanno facendo il giro del mondo, prima e dopo la Siria, il momento della spensieratezza romana, tra feste, amici, set di video e spot e il ritorno dalla Turchia, con barba folta e gli occhi di chi ha visto la paura in faccia, come stanno facendo il giro del mondo le sue brevi ma intense dichiarazioni, racconti che nessuno dei suoi parenti, familiari e amici dimenticherà più. Ieri l'intervista a Uno Mattina è stata davvero toccante: «Le cose sono cambiate da un secondo all'altro- ha raccontato Andrea- prima ci avevano detto che le immagini che avevamo girato potevano in qualche modo danneggiarli, che erano pericolose e che avremmo semplicemente dovuto cancellarne alcune davanti a loro. Poi però ci hanno portato dal loro capo e l'iter è stato molto più lungo, le cose si sono complicate».
Separati dalla collega donna, Andrea e Amedeo rivedono Susan soltanto al momento della liberazione: è lei, pare, quella che ha rischiato di più, il taglio delle mani, racconta ieri alla Rai, affinché non potesse scrivere nulla di quello che aveva visto. Andrea ha, invece, sempre dichiarato di essere stato trattato bene: «Lo straniero viene sempre percepito come spia, come nemico- dice Andrea- , quello che rimane di questa esperienza è la sofferenza per una situazione in Siria che non si è risolta e la consapevolezza che fare il nostro mestiere in quelle terre oggi è più difficile che mai».
Le loro tracce si erano perse il 4 aprile, sono tornati a casa sabato 13 aprile. Da pochi giorni Andrea Vignali è tornato anche a scrivere sulla sua bacheca di Facebook, dove a centinaia si erano uniti, nel periodo della prigionia, per supportarlo.
Manuela D'Angelo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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