Sicurezza
«Stava male e il telefono non prendeva»
Il drammatico racconto dell’amico di Franco Cordoni. Ma i figli chiedono chiarezza alla procura: troppe incongruenze
MASSA. «Siamo andati sulle Apuane per raccogliere gli asparagi, visto che dovevamo passare una serata tra amici e volevamo mangiare qualcosa di buono. Invece lui adesso non c’è più». È distrutto l’uomo che domenica mattina era con l’ex professore di matematica dell’Itis Meucci sul sentiero che porta a Resceto. «Ci eravamo separati - continua - per battere due strade diverse. Lui da una parte e io dall’altra. Quando l’ho rivisto era seduto e non riusciva a camminare. Gli ho chiesto se era in grado di scendere a valle e lui mi ha fatto cenno di no. Ho provato a chiamare i soccorsi con il telefonino, ma non ci sono riuscito perché lassù non prendeva. Ho fatto una corsa per trovare un apparecchio fisso, non so quanto tempo ci ho messo ma l’elicottero è arrivato dopo poco». Il velivolo è atterrato in una sorta di terrazzamento che si trovava sotto il luogo dove era rimasto Cordoni. Il medico è salito a piedi, accompagnato dall’amico del pensionato. Quando ha visto il paziente praticamente non c’era più nulla da fare: ha tagliato la camicia e il maglione per provare a praticargli un massaggio cardiaco, ma non ha avuto alcuna risposta. Ha anche iniettato dell’adrenalina, ma il cuore non ha più ripreso a battere e così ha constatato il decesso. «Eravamo soltanto noi due - spiega l’amico dell’ex insegnante -. Se fossi rimasto con lui mi sarebbe morto tra le braccia, ho tentato il tutto per tutto, ma non è servito a salvargli la vita». Poi come un mantra ripete: «Se il cellulare prendeva in mezzo alle montagne probabilmente Franco sarebbe qui con me e gli altri amici».
L’uomo ha passato la giornata di domenica e lunedì all’obitorio. Chi gli è stato accanto lo descrive in stato di choc. Per questo sono gli altri del gruppo, le persone che poi dovevano vedersi la sera per mangiare tutti insieme, a parlare: «Lasciatelo in pace - chiedono ai giornalisti pregando di non rivelare il nome -. Non sarà facile per lui riprendersi da questa cosa». Ieri era al fumerale, mischiato con gli altri nel duomo, ma è rimasto nascosto da occhi indiscreti per stare un po’ tranquillo e dire addio a un quasi fratello.
I figli di Franco - Luca, Daniele e Davide - invece chiedono agli inquirenti alcuni chiarimenti. Senza polemiche, ma giusto per stabilire con esattezza quello che è avvenuto domenica mattina sulle Apuane. Per questo hanno affidato una serie di quesiti ai giornali locali, per girarli a chi si è occupato del caso. «È nostra intenzione far aprire un'indagine al fine di far chiarezza sulle circostanze poco chiare della morte di nostro padre. Dal racconto riferitoci personalmente da un testimone oculare quando è stato raggiunto da chi era con lui era sempre vivo e seduto per terra. Aveva detto che era affaticato e respirava male e alla domanda se ce la faceva a scendere in paese aveva risposto di no. Solo a questo punto gli accompagnatori andavano a chiedere aiuto e dopo essere ritornati da lui lo trovavano esanime nello stesso posto dove lo avevano lasciato. Come si è procurato le profonde ferite alla testa, al braccio sinistro e al petto? In quanti erano veramente gli accompagnatori? Se erano più di uno perché uno non è rimasto con Franco che era ancora vivo? Perché il cellulare di nostro padre, con il quale sono state avvisate le sorelle appena avvenuta la sciagura, non ci è stato restituito con gli effetti personali del babbo ed è scomparso? Chi ha fatto questa telefonata? Anche ora il cellulare del babbo squilla libero, ma nessuno risponde». Per la procura, il pm è Vito Bertoni, comunque il caso è chiuso: si tratta di malore. Nessun caso, quindi. Se ci sarà un esposto, come hanno annunciato dai figli di Cordoni, tutto potrebbe cambiare.
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