Finanza
«Non calunniò Andreani» Il giudice assolve Benedetti
MASSA. Stavolta l’assoluzione è definitiva e non può essere appellata: Stefano Benedetti non ha calunniato il presidente del consiglio comunale Marco Andreani. Lo ha stabilito ieri mattina il giudice...
MASSA. Stavolta l’assoluzione è definitiva e non può essere appellata: Stefano Benedetti non ha calunniato il presidente del consiglio comunale Marco Andreani. Lo ha stabilito ieri mattina il giudice Garofalo, confermando quanto stabilito dalla collega Aracri. Una decisione questa che era stata contestata e impugnata dalla Cassazione, che aveva accolto la richiesta del procuratore generale di Genova Ezio Castaldi che aveva definito illogica e contraddittoria la sentenza di assoluzione del consigliere comunale Stefano Benedetti. Il processo per diffamazione a carico dell’azzurro, però, è stato rifatto e l’esito è stato lo stesso.
Ad accusare Benedetti era stato Marco Andreani, che non aveva gradito quanto aveva scritto l'allora candidato sindaco della Destra nei suoi confronti durante la campagna elettorale del 2008. Per i supremi giudici il ricorso del procuratore generale era fondato e quindi bisogna rifare il processo di secondo grado, quello che aveva visto Benedetti assolto. Il consigliere del centrodestra in primo grado era stato condannato dal giudice di pace. Il procuratore generale nella sua richiesta aveva scritto quanto segue: «Pur pienamente provata, e pacifica, la sussistenza dei fatti materiali contestati nell'imputazione, il giudice di Massa ha assolto l'imputato perché pur essendo lo scritto del Benedetti una forzatura, un'esagerazione nella ricostruzione di fatti accaduti, tanto rientrebbe "nei limiti della critica politica"». Ed è proprio qui che Castaldi attaccava le motivazioni della sentenza di assoluzione: «L'assunto pare anzitutto contraddittorio ed illogico proprio in quanto, riconoscendo che quanto esposto nello scritto diffamatorio non rispondeva né risponde a verità, sostiene pure che "non può sostenersi che l'imputato abbia palesemente affermato il falso".; specie tenuto presente che dei fatti narrati Benedetti stesso si è mostrato, e si è detto, a piena e diretta conoscenza nello stesso scritto di che trattasi». Ma ieri Garofalo ha ribadito l’assoluzione del consigliere.
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