Finanza
L’ultimo a salutarlo è il sindaco Pucci
Si sono incontrati ieri mattina e hanno parlato a lungo. «Per me era come un padre»
MASSA. Glielo aveva promesso e lo ha fatto. Quasi un sesto senso. Il sindaco arriva a casa di Stalin a mezzogiorno, chiacchierano a lungo. «Come padre e figlio» racconta il sindaco.
Ermenegildo Della Bianchina è lucido, ma parla con difficoltà. Ringrazia l’amministrazione - confida il primo cittadino - per il suo impegno sui temi della Resistenza. «Era felice della mia visita». Due ore dopo saluta la sua terra e se ne va, a 97 anni.
Pucci è commosso: «Mi ero impegnato a tornare presto da lui, il suo nome era all’ordine del giorno a casa mia. Mio padre era operaio alla Dalmine e parlava spesso del sindacalista Della Bianchina, con ammirazione e stima. Solo più tardi, da ragazzo, ho conosciuto anche la figura carismatica del sindacalista. Avevo chiesto alla famiglia di Gildo tenermi informato sulle sue condizioni. Sono felice - Pucci si lascia andare - di averlo salutato e accarezzato come fa un figlio con un padre anziano». Padre di una città e della sua storia. Adesso sono tanti a piangerlo.
Si stringono alla moglie, alla figlia, ai nipoti e ai pronipoti, tutti gli amici dell’Anpi. Lo saluta «l’amico Marco Lenzoni», e Lara Venè porterà con sè «il vigore delle sue parole e delle sue idee».
Luigi Musetti lo consegna all’«abbraccio delle sue montagne». Le montagne in cui e per cui ha combattuto Stalin. Quelle che ha amato fino all’ultimo giorno.
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