Il Tirreno

«Costretto a rubare per pagare le bollette»

«Costretto a rubare per pagare le bollette»

La testimonianza di “Diabolik”, il ladro che aveva preso di mira le scuole di Marina

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Si è firmato come il popolare ladro in tuta nera ma, come ammette egli stesso, al contrario di Diabolik lui non è riuscito a sfuggire al suo ispettore Ginko. È il 28enne autore di 14 furti in un anno e che aveva trovato nelle scuole di Marina di Carrara il suo obiettivo (LEGGI IL FATTO). Pantaloni della tuta, quella del Napoli. Furti cui è stato costretto – racconta nell’intervista al Tirreno – dalla sua situazione di grande difficoltà.

«Vengo da una famiglia normale: mio padre è un impiegato statale in pensione, mia madre fa la casalinga, ho un fratello che ha un anno meno di me. L’ultimo anno mi hanno beccato con 500 pasticche di ecstasy: ho dovuto scontare tre anni e mezzo di carcere, ai domiciliari ho fatto solo sei mesi. Dopo la galera ho lavorato un po’ nei cantieri, ma con la crisi non c’erano più opportunità. Ho cercato altrove, qualsiasi cosa. Lasciavo il curriculum a tutti, per poter fare la stagione: non mi ha mai chiamato nessuno».

Poi i soldi che mancavano anche per pagare le bollette, e la scelta di «percorrere altre strade». «Le rapine a mano armata però non sarei riuscito a farle, non avrei mai potuto fare male a qualcuno - racconta - allora mi sono ricordato di una persona che in carcere mi aveva parlato di furti fatti in alcune scuole». così il primo furto alle medie Buonarroti, con un bottino di 10 computer portatili, venduti a 200 euro l’uno. Soldi usati per portare la mamma «a fare la spesa grossa».

L’arresto non è arrivato inatteso («Me lo aspettavo. Avevo trovato le fatture delle telecamere in una delle scuole in cui ero già entrato altre volte»), con tutto ciò che segue: «Il momento più brutto è stato quando ho visto piangere mia madre.Con i furti ho chiuso, di questo sono sicuro. Vorrei solo un’altra possibilità e vorrei, soprattutto, che qualche anima buona mi aiutasse a trovare un lavoro vero».

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