Il Tirreno

«Terribile l’attesa di verità e giustizia»

di Fabrizio Palagi
«Terribile l’attesa di verità e giustizia»

Marina Palma di fronte alla casa dove è stata massacrata la madre Marisa da un assassino ancora senza nome

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CASTELNUOVO MAGRA. Il sole è più caldo e brillante di quello che, esattamente un mese fa, faceva capolino su via Palvotrisia: era giovedì 14 marzo quando, attorno alle 13,30 Marina Palma entrò preoccupata nell’abitazione della madre, Marisa Morchi, trovandola priva di vita in una pozza di sangue.

Per lei quel giorno di primavera incipiente si trasformò in un attimo in una nera voragine da cui sta ancora tentando di uscirne.

Infatti, un mese dopo l’efferato delitto, il nome dell’assassino della 77enne Marisa Morchi non ha ancora un nome malgrado l’alacre lavoro svolto dagli investigatori d’élite dei carabinieri, primi su tutti i famosi Ris di Parma.

Indagini serrate a 360 grandi, hanno sempre assicurato i vertici dei carabinieri e c’è da credere che, malgrado non trapelino notizie o indiscrezioni degne di rilievo, l’obiettivo non dovrebbe essere lontano e quindi chi ha massacrato la poveretta potrebbe già essere nel mirino degli inquirenti, forse solo frenati dalla ricerca di prove inoppugnabili da offrire alla magistratura. Elementi che inchioderebbero chi o coloro si sono resi artefici di un crimine che ha suscitato scalpore in tutta la Val di Magra dove Marina Palma è molto conosciuta per il suo attuale lavoro e per quello lasciato tre anni fa quando preferì lasciare la divisa della polizia municipale di Castelnuovo per lavorare all’ufficio anagrafe.

E ieri, a un mese esatto dalla morte della madre, Marina Palma è tornata di fronte alla casa degli orrori. Accanto a lei il sindaco Marzio Favini che, al pari della concittadina, ha accolto l’invito di presenziare a una sorta di sentito ricordo di Marisa Morchi, oltrechè fare il punto della situazione.

«Siamo spesso abituati, vedendo la tv, a film che, densi di crimini terribili e complessi, vengono tuttavia risolti in un lampo da investigatori infallibili - dice il sindaco Favini - ma nella realtà, come nel nostro caso, chi indaga si trova di fronte a un intricato caso nel quale non è permesso fare passi falsi. Siamo comunque fiduciosi dell’opera degli inquirenti dato che hanno messo in campo i loro reparti migliori. Adesso si tratta di avere ancora pazienza e aspettare la fine di questo nuovo incubo, peraltro molto diverso da quello che si materializzò all’alba del 30 dicembre 2010 quando, a poche centinaia di metri da qui, venne ucciso a colpi di pistola il consigliere comunale Andrea Giacomelli. Allora l’assassino venne trovato entro poche ore dal delitto, mentre adesso, purtroppo, la vicenda è di tutt’altro aspetto».

Marina Palma, visibilmente scossa, ha comunque la forza di parlare con tono pacato ma tagliente: «Capisco che in questi casi ci vuole tempo, ma quanto è terribile attendere che verità e giustizia la spuntino in una vicenda così tanto complessa. Sono ancora in attesa non solo di sapere chi ha ucciso mia madre, ma anche di poter celebrare i suoi funerali. In più sono ancora in preda alla paura perchè, penso, l’assassino è ancora in giro e potrebbe tornare a colpire chiunque, oppure qualcuno della mia famiglia dato che, sono certa, la mamma è stata ammazzata da una persona che cercava qualcosa di particolare e che, addirittura, è tornata sul luogo del delitto forse per prendere un oggetto particolare, perso durante il delitto oppure cercato prima di commetterlo. Chissà cosa ha scatenato la sua follia, perchè di questa si tratta. Non ci si può accanire così selvaggiamente su una donna come fatto a mia madre. Rivedo continuamente quella scena, quando entrai in casa: sangue dappertutto e il corpo mutilato della mamma, orrore nell’orrore. Comunque resto serena, se così si può dire, in attesa di conoscere la verità. Adesso sono solo stanca, ma conservo la voglia di lottare, assieme ai miei figli, per arrivare al termine di questa vicenda. Dopo il clamore dei primi giorni, devo però dire che le luci si sono via via abbassate su questo delitto. La speranza di tutti noi è che non vengano spente del tutto. Ma questo non voglio neppure pensarlo».

Infine la conclusione del sindaco Marzio Favini: «Come più volte detto, so che i migliori investigatori stanno lavorando su questo caso. A loro la nostra piena fiducia, allo stesso tempo comprendendo le ragioni della famiglia di Marisa Morchi che attende da un mese notizie liberatorie».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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