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Mirteto, niente sentenza, rabbia dei parenti

Mirteto, niente sentenza, rabbia dei parenti

I difensori chiedono l’assoluzione per Alibani, Calzetta e Fialdini. Udienza finale il 6 maggio

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MASSA. Delusione, attesa e anche qualche contestazione ieri in tribunale al processo per lo scandalo del cimitero del Mirteto. In tanti, parenti dei defunti coinvolti loro malgrado nella vicenda delle cremazioni horror erano in aula per quella che si annunciava come la udienza finale, quella della sentenza. Così non è stato: il maxi processo con 12 imputati è stato aggiornato al 6 maggio prossimo. Così ha deciso il giudice Paolo Puzone, presidente del collegio giudicante (a latere Cosimo Ferri e Antonia Aracri ) al termine delle lunghe requisitorie degli avvocati difensori.Il rinvio, inaspettato, ha suscitato un diffuso malumore tra i parenti e un’anziana, all’uscita, se l’è presa con l’avvocato Adriano Martini (difensore di Renato Fialdini).

Nell’udienza precedente il pm Federico Manotti aveva chiesto condanne per tutti, per complessivi 69 anni di carcere. Ieri è toccato alle difese cercare di smontare il castello accusatorio della procura di Massa. Lo hanno fatto chiedendo l’assoluzione dei loro assistiti o, in subordine il minimo della pena per i reati già ammessi durante il dibattimento dagli imputati. L’avvocato Gabriele Sommovigo, difensore di Renato Alibani, responsabile unico di Euroservizi e per l’accusa “capo dell'organizzazione” e dell’ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta ha citato Sciascia e Dante per sostenere l’innocenza di Alibani. Per lui Enzo Raffaello Pucci, l'addetto al forno crematorio che nel 2010 ha patteggiato 4 anni e 10 mesi di reclusione e che è il grande accusatore di Alibani, «Si è comportato come il 'Parrinieddu' del Giorno della civetta di Sciascia: una volta scoperto, per paura ha sciorinato agli inquirenti una serie di menzogne sempre più precise». Non c’e traccia – ha aggiunto fra l’altro – «nei filmati delle telecamere piazzate dagli inquirenti nel cimitero, del suo coinvolgimento nell'attività del forno crematorio. Alibani non ha partecipato alle attività di ricomposizione dei resti mortali. Non c'era poi alcun interesse a mettere i resti mortali di due persone nella stessa urna: e se mai possa essere successo, non è stato fatto di certo apposta ma si è trattato di un errore». Alibani nelle precedenti udienza aveva ammesso le cremazioni “in nero”, fatte senza pagare quanto dovuto al Comune «ma non c'è stato peculato perchè comunque il forno è stato usato sempre nell'ambito delle sue funzioni». Anche Augusto Calzetta «non ha mai appoggio esterno ad alcun sodalizio criminale». Dunque: richiesta di assoluzione per l’ ex ufficiale e il minimo della pena sui reati confessati e assoluzione per gli altri per Alibani. Contro Enzo Pucci si è scagliato anche il legale di Alan Tonazzini (l'avvocato Matteo D'Amico di Massa), accusandolo «scarsa attendibilità" e di "aver sparato accuse nel mucchio, senza essere mai essere troppo specifico». Quanto a Tonazzini (per lui il pm ha 5 anni di reclusione) «ha lavorato con Euroservizi 4-5 mesi, con mansioni diverse rispetto ai fatti contestati: era adibito alla manutenzione del verde, non c'è prova che abbia utilizzato il forno».

Lunghissimo, poi, l’intervento della difesa di Renato Fialdini (presente in aula). «Dal 2005 la gestione del cimitero è stata affidata a Euroservizi e Massa Servizi; pulizia e gestione dei rifiuti non erano i compiti di Fialdini. Il controllo non era nelle sue mansioni, lui lo faceva comunque, per senso del dovere. Le false attestazioni? Due figure apicali del Comune chiamate a testimoniare in aula hanno negato questa possibilità». Martini ha chiesto l'assoluzione per Fialdini anche per le accuse di abuso d'ufficio e associazione a delinquere, così come ha fatto per Piero Dell'Amico (dipendente di Euroservizi) l'avvocato Paola Dell'Amico. "Lavorava, eseguiva gli ordini, in una situazione difficile non seguita in alcun modo dai sindacati».

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